Un nuovo Colosseo a Capaccio

Girando tra la rete ho trovato Oscar, mio coetaneo, Capaccese di ferro, che sfarnetica in questo luogo dedicando il suo tempo prezioso a fare opinione su problematiche e cultura locale.
Mi pregio inserire in questo giornaletto una sua opinione sulla nuova proposta fatta dall’amministrazione Marino per distruggere finalmente anche il capoluogo.
Giovanni Monzo

dal Blog di Oscar Nicodemo http://networkedblogs.com/bGSb7
Premesso che un anfiteatro è una costruzione ellittica dove, nell’antichità classica, si allestivano prevalentemente spettacoli gladiatori, ci si chiede se tra la popolazione di Capaccio ci siano aspiranti lottatori pronti ad affrontare leoni, tigri, rinoceronti e coccodrilli.
Già, l’amministrazione comunale di Capaccio-Paestum si dice disposta a svendere, in cambio di una simile struttura e un centinaio di posti auto, una parte preziosa del paesaggio collinare (Chiusa di Leone). Il progetto, denominato, impropriamente, “Riqualificazione Piazza Tempone e delle aree adiacenti”, oltre a snaturare una visione panoramica, non porterà nessun beneficio allo sviluppo turistico del capoluogo. Infatti, a Capaccio alta, come nel resto del territorio comunale, non sussiste la necessità di costruire nuovi alloggi in quanto ve ne sono molti invenduti.
Ancora una volta, in assenza di una coscienza collettiva vera e propria, di un’opposizione politica consiliare audace e di critici autorevoli, il governo locale sceglie quanto di peggio si possa fare per il territorio e la comunità. Anziché porre l’attenzione sulle soluzioni più ovvie e consone per rimediare al declino del paese, si preferisce, dunque, dar luogo all’ennesimo, inutile e buffo progetto-disastro.
Tra le cose che menti eccelse, investite di cariche e di deleghe, non pensano, vi sono il problema dell’approvigionamento idrico; il mancato allacciamento della rete fognaria, che attualmente inquina il torrente del Monte Sottano, al depuratore; l’eventualità di valorizzare il centro storico mediante il completo recupero del patrimonio edilizio già esistente; l’esigenza di creare i presupposti per l’occuopazione investendo sulle risorse storico-naturalistiche; la necessità di ripristinare il collegamento diretto tra Capaccio e l’area archeologica di Paestum.
Un luogo del genere che, contrariamente alla sua tradizione, non registra un fervido nucleo di opposizione al potere politico dominante, è destinato a snaturarsi non solo morfologicamente, ma anche socialmente e culturalmente. Non a caso, oggi sono al comando i prodotti più “genuini” di una sottocultura imperante. Invertire la tendenza, appare piuttosto difficile. Senza un’opinione pubblica esigente, senza un’informazione influente, attrezzata per raccontare, criticare ed interpretare la realtà del momento, e senza uomini avveduti, coraggiosi e capaci di caricarsi di una responsabilità morale e politica per cercare di riaffermare il primato della cultura, da cui partire per risanare ogni aspetto della vita pubblica, non vi è comunità che abbia speranza di un futuro migliore.
La mediocrità, nei suoi vari aspetti e nei vari campi, deforma la società. Quella capaccese sta seguendo un modello appiattito. Troppo appiattito.

di Oscar Nicodemo

http://networkedblogs.com/bGSb7

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