Sindaco buono salutato da bagno di folla

• Pollica. E’ lì imponente, raffigurato in una gigantografia sulla torre di Acciaroli che indica il mare e quelle acque cristalline che aveva trasformato nella ricchezza di questo borgo. Alle prime luci dell’alba, quei giovani cui Angelo Vassallo aveva dato la speranza di un futuro nella loro terra hanno issato quella tela affinchè resti impresso nella mente di tutti il suo insegnamento: «la ricchezza è il luogo dove si vive».

• L’ultimo saluto in quel porto, simbolo dell’opera di trasformazione urbana, economica e sociale che nell’ultimo decennio avevano interessato questa perla incastonata nel cuore del Cilento, all’insegna dello sviluppo sostenibile. Ieri è stato non solo il giorno del silenzio, dell’addio e delle lacrime nella piccola frazione di Pollica. Ma anche, e soprattutto, della speranza. Seimila persone, incuranti del vento e della pioggia, hanno voluto rendere omaggio al sindaco-pescatore barbaramente ucciso domenica scorsa da delle «bestie». Nove colpi che hanno ucciso un uomo, ma – e ieri se n’è avuta conferma – non le sue idee.

• Alle 10.30, il suono delle tonfe dei pescatori, gli applausi della gente e il rintocco delle campane hanno rotto il silenzio straziante che avvolgeva l’aria, accompagnando lo sfilare del feretro da quella camera ardente, rimasta aperta per tutta la notte,all’altare improvvisato sul porto. Pochi cuscini e corone di fiori, tra cui quelli del capo dello Stato Napolitano. Di fronte alla chiesetta, invece, il gazebo per «i fiori che Angelo voleva», dove si raccoglievano i contributi per il progetto “Madre terra”.

La moglie Angela, e i figli Giusy e Antonio hanno raccolto gli abbracci delle tante autoritá e della gente comune e si sono diretti in chiesa, per trascorrere con Angelo gli ultimi istanti prima del rito funebre al quale hanno voluto partecipare, tra gli altri, Bersani, Casini, Vendola, Bassolino, il ministro Prestigiacomo, il sottosegretario Mantovano, i presidenti Caldoro e Cirielli, il sindaco De Luca. Un’ora prima dell’inizio della messa, il porto è giá gremito, con i gonfaloni di oltre settanta comuni, idealmente stretti in un abbraccio da nord a sud della penisola. Sergio Chiamparino, come presidente dell’Anci, è arrivato per portare «il dolore di una cittá del nord con profonde radici nel sud – ha detto. E sono qui per i tanti Angelo Vassallo che ogni giorno portano avanti la loro azione».

Ma c’era anche la vedova Fortugno, Maria Grazia Laganá. E il regista Mario Martone, che a Pollica ha girato il suo ultimo film. «Vengo ad Acciaroli – dice – da quando avevo tre anni e conoscevo Vassallo da 20. E’ tutto così irreale. E’ un fatto grave e preoccupante per tutto il Sud. Ora chi avrá ancora il coraggio di opporsi?».O i tanti ragazzi venuti da tutt’Italia con le bandiere listate a lutto di Legambiente e Slow food e della Cia.E se le indagini restano a 360 gradi, il vescovo non ha dubbi su una cosa. «Chi ha ucciso ha atteggiamenti più simili alle bestie che agli uomini».

• Anche se la pioggia è sempre più battente, nulla smuove questa gente. Un popolo che non cerca condoglianze.Che ieri ha visto sfilare e ricevere saluti dalle più alte cariche dello Stato. Quasi non credevano ai loro occhi, quasi non riuscivano a capacitarsi di cosa era stato in grado di creare quest’uomo. Uno che la mattina passava al bar e per il tempo di un caffè aveva giá affrontato le piccole-grandi emergenze quotidiane della sua gente. Ed è proprio per questo che la gente di Pollica ieri non ha chiesto cordoglio. Perché è abituata ai “fatti”, mentre «le condoglianze si dimenticano presto – ricorda tra le lacrime il vicesindaco Stefano Pisani. Oggi avete preso un obbligo verso Angelo. Oggi quell’i mmagine sulla torre ha un altro significato. Angelo è cristallino come le acque del nostro mare.

Non è retorica, è scelta. Scelta di seguire una lezione di vita. Forse nemmeno Angelo sapeva cosa era stato capace di creare». Poi la bara, portata a spalla dai pescatori, attraversa per l’ultima volta il porto, salutata da un grido che riesce a racchiudere in sè dolore, coraggio e speranza: «Da oggi ci chiamiamo tutti Angelo Vassallo».

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