Rapida globalizzazione: cosa pensano i giovani della politica

Come possiamo cambiare il mondo? Cultura, religione, globalizzazione, tolleranza, integrazione, multiculturalismo, dialogo, rispetto, valori, immigrati, democrazia, tradizioni, economia, modernizzatori, lavoro e rivoluzione. Negli ultimi anni dai Paesi più poveri ai più ricchi la crescita della scolarità e dei livelli di istruzione è stata un fattore decisivo degli incrementi di reddito dei diversi Paesi. L’ istruzione è una chiave dello sviluppo, anche di quello economico. Perciò abbiamo bisogno di una scuola che funzioni, renderla più partecipante,  che faccia venire più voglia di studiare. Dobbiamo investire sempre di più nella scuola, perché in essa c’è l’ autonomia di ogni uomo.  Una delle tante cose che oggi è importante studiare è la religione che ci dà la possibilità di esaminare i legami con la globalizzazione. Perché da essa deriva il multiculturalismo in cui oggi noi viviamo, tra queste diverse religioni c’è bisogno di dialogare e collaborare con chi vuole modernizzare.  Però in molti Stati non può avvenire il matrimonio tra liberal-democrazia e multiculturalismo, perché nella maggior parte dei casi c’è un rifiuto del multiculturalismo, piuttosto dovrebbe essere in un chiaro scambio politico, dove la libertà di crescere nell’ ambito della propria cultura non intacchi i principi della liberal-democrazia cari allo stato ospite. Ora mai in un partito c’è sempre un numero più ridotto di militanti per passione e sempre più affollato di gente che fa i propri interessi; il cui collante non è più l’ appartenenza a un ideale comune ma fatti che possono solo interessare pochi. In queste situazioni il moralismo è sbagliato perché non bisogna far credere alla gente che il problema si può risolvere sostituendo i puri agli impuri. In realtà una politica realista, con molte relazioni di schieramenti opposti può essere la miglior risposta per ridare un po’ di dignità a questa politica ormai vecchia ed ambigua. Moralismo non vuol dire senso morale ma buon senso, mentre preferiamo che chi gestisce il sistema abbia una coscienza che io la paragono ad un muscolo, che va allenato, come per l’atleta , l’esercizio richiede una certa disciplina. Oggi la democrazia per alcuni Paesi è sinonimo di una ignoranza soddisfatta, dove la gente inconsciamente è obbligata solo a conoscere e capire argomenti che distolgono dai problemi reali del Paese. Invece la democrazia deve essere per tutti un mezzo alla ricerca verità e delle migliori condizioni di vita. Tutti insieme dobbiamo cercare di fare una critica costruttiva che non sia ostacolo della politica del fare. Bisogna trovare un arca per l’ Italia che ci faccia uscire fuori da questa crisi economica, perché l’ economia prima di tutto deve fare il bene della società, poi fare soldi, per intuire che cosa servirà nel mondo di domani. Ma ancora prima bisogna lavorare sul risparmio energetico, il riciclo dei materiali, la parola più corretta da usare per l’ economia del domani deve essere sostenibilità, la natura, le risorse del pianeta terra, uomini compresi vengono prima del capitalismo. Dobbiamo fermarci chiedere a gran voce alla classe dirigente un “incentivo” per il futuro. In Italia ci sono tre categorie di giovani: mammoni, indifferenti e rivoluzionari.  I giovani indifferenti di oggi sono connessi 24 ore su 24 su internet, spesso hanno viaggiato, non mancano di curiosità ed hanno un orizzonte più ampio delle passate generazioni, ma purtroppo molti a volte sono sconnessi dalla vita reale. I mammoni invece hanno alle spalle  genitori che cercano di essere il più protettivi possibili nei loro confronti, invece questo non avviene negli altri Paesi Europei, ad esempio in Francia dove i ragazzi alla fine degli studi vanno a vivere da soli, bisogna insegnare ai ragazzi a essere indipendenti economicamente, a non aver paura di parlare in pubblico, ma ricordare ai ragazzi il rispetto dei ruoli, non accettare che si rivolgano agli adulti sullo stesso piano. I giovani rivoluzionari che non son più i rivoluzionari del 68’ ma bensì indignati, arrabbiati, mortificati, nelle loro capacità, professionalità, competenze e preparazioni pretendono di essere rappresentati da gente che non abbiano tendenze con la giustizia in particolare. Che non ci sia concentrazione di potere nelle mani di poche persone o famiglie. Cosa fare per uscire dal giro di rassegnazione di tanti cittadini e giovani. Ci si chiede che se questi giovani non siano i “veri rivoluzionari”, a cui va stretta la perenne attesa senza paura di mettersi in gioco. Contro le onnipresenti caste e i circuiti chiusi al merito. Insomma stiamo davanti ad una generazione di ribelli che denuncia i mali della proprio terra con un gesto quello di partire, avendo ora mai abbandonato le parole come riscatto e cambiamento. Forse non si tratta solo di  una provocazione ma l’ identità di una nuova generazione. E si potrebbero trovare nuove soluzioni, se questa nostra Italia ritornasse a liberare quelle energie e denunciando allo stesso tempo le drammatiche e irrisolte emergenze sociali di oggi e di sempre.  Nelle prospettive di cambiamento molti parlano dello smantellamento di 60 anni di partitocrazia svilimento della legalità a parte credo che ogni cosa sia figlia di ieri e condiziona il domani, dar modo alle nuove generazioni under 40 di poter diventare ministri o manager ed informare l’ opinione pubblica in modo chiaro ed inequivocabile. Aprire le scuole pubbliche tutti i pomeriggi e tutto l’ anno, far si che le scuole diventino uno spazio pubblico dove si produca cultura e sia un punto d’ incontro delle generazioni future. I protagonisti delle tristezze italiane di oggi, trent’ anni fa, erano come noi annusavano il futuro credevano di cambiare il mondo; oggi l’ automobile meglio se blu, lussuosa e di servizio: così gliela paghiamo noi.

Antonio Maffeo

333-1860543

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