Il prossimo “fiore all’occhiello” dell’accoglienza turistica di Capaccio-Paestum.

Impianto di compostaggio a Capaccio Paestum. Questa storia comincia più di un anno fa.

Il 30 ottobre 2008 la Giunta Comunale approva, con molta discrezione, la delibera di Giunta Comunale n. 322 che prevede “IL PROGETTO PRELIMINARE DI REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA (IMPIANTO DI TRATTAMENTO INTEGRATO F.O.R.S.U. – DIGESTIONE ANAEROBICA – COMPOSTAGGIO) IN LOCALITÀ VAROLATO PER UN IMPORTO COMPLESSIVO DI 7 MILIONI DI EURO, CA. 4 MILIONI PER LAVORI E CA. 3 MILIONI PER SOMME A DISPOSIZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE.”

Dopo circa 6 mesi, ad aprile 2009, nel sistemare sul suo sito per la trasparenza le delibere, il consigliere Troncone si imbatte in questa delibera e la rende nota. Il PDL denuncia pubblicamente la cosa con un manifesto e in consiglio comunale piomba l’interrogazione del consigliere di opposizione.

Il sindaco, forse perché sotto elezioni (ricordiamo era candidato alle provinciali), rispose in consiglio comunale che con una delibera di G. C. la n. 129 del 27/04/2009 si era già deciso che Varolato rimarrà sede esclusivamente di isola ecologica. La richiesta di fondi per l’impianto di biogas di compostaggio, serviva solo a poter completare l’isola ecologica.

Parlò di ASTUZIA, ARTEFIZIO, messo in atto dall’amministrazione per accedere a finanziamenti regionali, accusando addirittura il consigliere Troncone di speculazione politica. Artefizio venuto meno perché i finanziamenti non sono giunti e, quindi, non si sarebbe fatto nessun impianto.

Passate le elezioni provinciali, (passata la festa, gabbato lo santo!) la delibera non è stata ritirata e all’interrogazione in merito del consigliere Ragni, nel consiglio comunale del 29 settembre 2009, il sindaco replica leggendo la relazione del Responsabile dei LL.PP. che nell’affermare cose banali (come la non nocività dell’impianto per la popolazione, come se in Italia fosse consentito impiantare impianti nocivi per la popolazione) evidenzia come si è prossimi ad ottenere il finanziamento (giustamente a marzo si vota per la Regione), che rende inopportuno allo stato revocare la delibera!

In pratica, si rimangia, quanto detto appena 5 mesi prima con tanta enfasi!

Detto questo, cerchiamo di capire in cosa consiste un impianto di PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA – IMPIANTO DI TRATTAMENTO INTEGRATO F.O.R.S.U. – DIGESTIONE ANAEROBICA – COMPOSTAGGIO.

Per vederne uno non c’è bisogno di andare lontano!

Lo scorso 11 dicembre l’amministrazione comunale, per dimostrare la bontà del progetto, ha organizzato una gita “scolastica” all’impianto di Laterza (TA), dove, dal mese di dicembre, stiamo conferendo il nostro “umido”. Peccato, però, che l’impianto di Laterza sia un impianto di compostaggio dinamico-areato con finalità di produzione di fertilizzante ad uso agronomico (cosiddetto compost di qualità) e che, quindi, non ha nulla a che vedere con la tipologia indicata nella delibera di Giunta.

Un impianto simile a quello che si vorrebbe costruire a Varolato, invece, lo troviamo a una decina di km da qui, nella zona industriale di Giungano, Cicerale.

Si tratta proprio di un impianto di produzione di energia elettrica a biomasse. Biomasse costituite essenzialmente da trinciato di mais, scarti dell’ortofrutta e dell’agricoltura, con una frazione di liquami provenienti dalle aziende zootecniche utilizzato sostanzialmente come attivatore del processo di digestione anaerobica.

La biomassa viene stoccata in vasche provvisorie per poi essere avviato alla camera di digestione anaerobica, dove dei particolari microrganismi, in assenza di ossigeno, avviano un processo di decomposizione che porta alla stabilizzazione della sostanza organica (ossia la perdita di fermenscibilità), l’igienizzazione della massa e la riduzione della massa e dei volumi della biomassa.

E’ in questa fase che si sviluppa biogas, il 50% del quale è metano che viene utilizzato in un impianto di cogenerazione, ovvero un motore a combustione interna che muove un alternatore producendo energia elettrica da immettere in rete e contemporaneamente calore da utilizzare in parte per i processi interni di lavorazione in parte per essere ceduta all’esterno (per processi industriali o teleriscaldamento).

Una volta completato il processo di digestione anaerobica la biomassa stabilizzata viene tolta e se le qualità lo consentono diventa compost (fertilizzante), se invece la biomassa di partenza non è pura si otterrà  un DIGESTATO che può essere indirizzato a discarica o a applicazioni controllate paesistico-ambientali (riempimenti).

Le Linee Guida per la progettazione, la costruzione e la gestione degli impianti di compostaggio e stabilizzazione elaborate dal Commissariato Rifiuti e dalla Regione Campania prevedono la realizzazione di una dotazione impiantistica focalizzata in particolare su impianti di compostaggio del tipo dinamico–areato (più adatti al trattamento degli scarti alimentari da raccolta differenziata) affiancati da un numero più limitato di impianti di digestione anaerobica (destinati al trattamento della sostanza organica da vagliatura di rifiuto indifferenziato).

Si può ipotizzare una taglia media degli impianti di compostaggio attorno alle 30.000 tonnellate annue, con un costo stimabile nella misura di circa 8.000.000 di Euro ad impianto e una superficie occupata di circa 40.000 mq da localizzarsi prevalentemente in contesti agricoli (al fine di limitare

l’impatto delle emissioni odorifere nelle zone residenziali e di consentire la più facile commercializzazione del compost prodotto) ed invece una taglia media degli impianti di digestione anaerobica di circa 20.000 tonnellate, un costo stimabile in attorno ai 10 milioni di Euro e una superficie occupata di circa 30.000 mq. da localizzarsi prevalentemente nelle aree di sviluppo industriale. In base tali ipotesi dimensionali, e considerata la necessità, per ottenere un compost di qualità, di aggiungere alla miscela da compostare almeno un 25-30% circa di scarto ligno-cellulosico (scarti della manutenzione del verde e della lavorazione del legno, carta e cartone), si potrebbe pensare di dimensionare, a regime, la dotazione impiantistica necessaria per la regione Campania secondo la seguente tabella:

Provincia di Napoli n. 10 impianti di compostaggio

Provincia di Caserta n. 2 impianti di compostaggio

Provincia di Salerno n. 4 impianti di compostaggio

Provincia di Benevento n. 2 impianti di compostaggio

Provincia di Avellino n. 2 impianti di compostaggio

Detto questo, concludo con alcune considerazioni:

  1. perché l’amministrazione si è orientata ad un impianto di compostaggio a digestione anaerobica, quando le linee guida suggeriscono per le zone agricole un impianto di tipo dinamico-areato, come quello visitato venerdì scorso a Laterza?
  2. perché a Varolato? perché non farlo in aree più adatte come Cannito? Dove insiste una discarica, ancora da bonificare che ci costa 55mila euro all’anno! Invece di espropriare i terreni a Varolato, espropriamo quell’area e facciamoci l’impianto di compostaggio.
  3. perché a Capaccio? Perché un Comune come il nostro, con risorse come l’agricoltura, la zootecnia, il turismo, LA MOZZARELLA, I TEMPLI, deve farsi carico di un impianto di compostaggio?

Perché, sia ben chiaro, l’impianto non servirebbe solo il Comune di Capaccio con i suoi 3’187 tonnellate di F.O.R.S.U. annue, ma anche altri comuni limitrofi.

Ma forse il mare, i templi e la mozzarella non sono attrattori sufficienti per il nostro territorio, dobbiamo appuntarci all’occhiello un nuovo “fiore” … un fiore rumoroso che contribuisce al riscaldamento globale sia emettendo CO2 e NOx (dal motore a combustione interna) sia smaltendo nell’atmosfera il calore del motore (per una potenza pari alla potenza elettrica erogata) in quanto nella zona non ci sono “utilizzatori” della cogenerazione.

Marco D’Auria

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