Protocollo Itaca Piano Casa Regione Campania

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania, n. 24 del 18 aprile 2011, è stata pubblicata la delibera della Giunta n. 145 del 12 aprile 2011, con la quale sono state approvate le “Linee Guida per la valutazione della sostenibilità energetico – ambientale degli edifici – Protocollo ITACA sintetico 2009”.

 

…”  D E L I B E R A

Per le motivazioni esposte in narrativa che qui si intendono integralmente riportate e trascritte:

1. Di approvare le Linee Guida allegate (alleg.1a) per la valutazione della sostenibilità energetico-ambientale degli edifici, in attuazione della L.R. n. 19/2009 così come modificata dalla L.R. n. 1/2011 quale parte descrittiva con il Protocollo ITACA Campania sintetico quale parte tecnica, formato dalle relative schede di verifica delle prestazioni (alleg.1b);

2. Di dare mandato al Coordinatore dell’Area 16 per gli adempimenti consequenziali.

3. Di trasmettere copia del presente atto, per quanto di rispettiva competenza, all’Assessore al Governo del Territorio, al Settore Assistenza alla Giunta, all’A.G.C. 16 Settore Edilizia Pubblica Abitativa, al Settore Stampa e Documentazione ed Informazione per la pubblicazione sul B.U.R.C. e sul sito istituzionale. “

 

Le Linee Guida danno attuazione delle disposizioni dei commi 4 lett a) dell’art. 4, 5 dell’art. 5, 8 dell’art.7 e 4 dell’art. 12 della legge regionale n. 19/2009 sul Piano Casa, come modificata dalla L.R. 1/2011.

La Regione Campania, prendendo a riferimento il Protocollo ITACA Sintetico del 2009 e adattandolo alle condizioni climatiche campane, mira a incentivare l’uso dei materiali per l’edilizia sostenibile, definendo i criteri di valutazione della sostenibilità edilizia ed urbana che garantiscano elevate prestazioni energetico-ambientali.

Con le Linee Guida vengono introdotti in Campania i criteri di sostenibilità energetico-ambientale del Protocollo Itaca agli interventi edilizi ammessi dalla normativa campana in materia di Piano Casa (legge n. 19/2009 come modificata dalla legge 1/2011).

Invece, il 21 aprile 2011, venivano dati dal CNR le indicazioni e i criteri nazionali del Protocollo Itaca ( P I ).

Nonostante la non sincronia con criteri nazionali aggiornati al 2011, gli interventi disciplinati  dal Protocollo Itaca Regione Campania sono:

 

Ampliamento del 20% del volume preesistente per usi abitativi.

Riqualificazione e adeguamento delle strutture esistenti su edifici destinati ad attività produttive, commerciali, turistico-ricettive e servizi con superficie non superiore a 500 mq.

Demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente con aumento di volumetria entro il limite del 35%.

Riqualificazione urbana destinata ad edilizia residenziale.

Interventi edilizi in area agricola.

Riqualificazione edilizia ed urbanistica di aree e immobili di edilizia residenziale pubblica (ERS), di immobili dismessi e residenze turistico-alberghiere.

In sintesi gli interventi disciplinati e obbligati alla osservanza del  P I, sono gli interventi di aumento delle volumetrie previste dal Piano Casa, il cambio di destinazione d’uso non è disciplinato dal  P I . Attraverso l’applicazione del P I si perviene ad un punteggio indicante il livello di sostenibilità  dell’intervento – al di sotto delle soglie indicate l’intervento non è ammissibile/assentibile.

 

 

 

 

Si riporta  l’Allegato 1a

 

Linee guida per la valutazione della sostenibilità energetico-ambientale degli edifici in attuazione della L.R. n. 19/2009 così come modificata dalla L.R. n. 1/2011.

Protocollo Itaca Campania sintetico.

 

Indice

 

Premessa

1. Criteri di valutazione energetico-ambientale degli interventi edilizi

1.1 Contenuti del Protocollo Itaca Campania sintetico

1.2 Aree e criteri di valutazione

  • · Qualità del sito
  • · Consumo di risorse
  • · Carichi ambientali
  • · Qualità ambientale indoor
  • · Qualità del servizio

 

2. Obiettivi generali e strategie di intervento

2.1 Azioni possibili per ottenere edifici più sostenibili

  • · Analisi del sito e integrazione con l’ambiente naturale, costruito e con il paesaggio
  • · Orientamento degli edifici e posizionamento degli ambienti interni
  • · Protezione dal sole
  • · Sistemi solari passivi
  • · Rifiuti
  • · Aree esterne e Isole di calore

 

3. Interventi edilizi disciplinati

3.1 Ampliamento del 20% del volume preesistente per usi abitativi

3.2 Riqualificazione e adeguamento delle strutture esistenti su edifici destinati ad attività

produttive, commerciali, turistico-ricettive e servizi con superficie non superiore a 500 mq.

3.3 Demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente con aumento di volumetria entro il limite del 35%

3.4 Riqualificazione urbana destinata ad edilizia residenziale

3.5 Interventi edilizi in area agricola

3.6 Riqualificazione edilizia ed urbanistica di aree e immobili di edilizia residenziale pubblica

(ERS), di immobili dismessi e residenze turistico-alberghiere

 

4. Procedure per la verifica delle prestazioni energetico-ambientali degli interventi

 

5. Monitoraggio

 

 

Premessa

Il Parlamento Europeo, alla luce degli obiettivi del protocollo di Kyoto, ha emanato la Direttiva 2002/91/CE

con la finalità primaria di migliorare il rendimento energetico nell’edilizia, a seconda delle specifiche

condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e

l’efficacia sotto il profilo dei costi.

Il recepimento da parte dell’Italia della direttiva Europea 2002/91/CE è avvenuto tramite l’emanazione del

D.lgs 192/2005, successivamente modificato dal D.lgs 311/2006.

Il decreto stabilisce i criteri, le condizioni e le modalità per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici

al fine di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione

energetica e contribuisce a conseguire gli obiettivi nazionali di limitazione delle emissioni di gas a effetto

serra, posti dal protocollo di Kyoto, promuovendo la competitività dei comparti più avanzati attraverso lo

sviluppo tecnologico.

In parallelo, a livello nazionale, dal dicembre 2001 si è avviato un confronto tra le Regioni e le Province

Autonome, al fine di condividere una serie di regole con le quali poter definire le soglie ed i requisiti

necessari per la predisposizione di progetti con caratteristiche di bioedilizia. Il Gruppo di lavoro sulla

Bioedilizia dell’Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale

(ITACA) ha sviluppato un sistema per la valutazione energetico-ambientale degli edifici denominato

Protocollo ITACA che è stato approvato nel 2004 dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Provincie

Autonome Italiane. Tale strumento, aggiornato a più riprese, è assolutamente innovativo per la valutazione

energetico-ambientale di un edificio ed è corredato da schede, in cui viene inquadrato ogni parametro di

valutazione relativo ai diversi aspetti dell’eco-sostenibilità di un intervento edilizio.

 

1. Criteri di valutazione energetico-ambientale degli interventi edilizi

Il Protocollo ITACA è uno strumento di valutazione a carattere nazionale, riconosciuto da tutte le Regioni

italiane ed utilizzato sia nel contesto pubblico che in quello privato. E’ un sistema a “punteggio” che

consente di valutare e certificare il livello di sostenibilità degli interventi edilizi, nonché a stabilire le soglie

minime al di sotto delle quali non è consentito il rilascio delle certificazioni. Misurare le prestazioni

ambientali degli edifici significa individuare i parametri di valutazione, i relativi indicatori e il loro peso.

L’utilizzo di tale strumento fornisce ai tecnici progettisti, alle Amministrazioni comunali e agli imprenditori i

mezzi per attuare le politiche energetico – ambientali a livello locale, garantendo la sostenibilità ambientale.

Il Protocollo ITACA consente la valutazione degli interventi di nuova costruzione e degli interventi di

ristrutturazione totale o parziale di edifici esistenti.

Le presenti Linee Guida, attuative delle disposizioni dei commi 4 lett a) dell’art. 4, 5 dell’art. 5, 8 dell’art.7 e

4 dell’art. 12 della legge regionale n.19/2009 come modificata dalla L.R. 1/2011, promuovono ed

incentivano l’uso dei materiali per l’edilizia sostenibile e definiscono i criteri di valutazione della

sostenibilità edilizia ed urbana che garantiscano elevate prestazioni energetico-ambientali. La Regione

Campania nelle presenti Linee Guida prende a riferimento il Protocollo ITACA Sintetico del 2009, di cui alle

schede allegate, adattandolo alle condizioni climatiche campane.

1.1 Contenuti del Protocollo Itaca Campania sintetico

Il Protocollo è articolato in criteri che individuano sia parametri energetici che di carattere ambientale. La

valutazione avviene attraverso cinque gruppi di schede:

1. la prima area di valutazione riguarda la Qualità del sito e il relativo livello di urbanizzazione, ovvero

il rapporto dell’edificio con il contesto in cui è collocato. Lo scopo è di incentivare il riutilizzo del

territorio e la valutazione controlla le informazioni sulle condizioni oggettive dell’area. Infatti questo

criterio vuole contenere la “dispersione insediativa” andando a premiare gli interventi situati in

ambiti urbani centrali.

2. La seconda area di valutazione riguarda il consumo delle risorse con un peso e un ruolo preminente

su tutto il sistema. All’interno di detta area le valutazioni sono riferite alle prestazioni energetiche

dell’involucro e del sistema edificio-impianto, all’integrazione delle fonti energetiche rinnovabili (si

incoraggia l’utilizzo di impianti solari termici ed il ricorso a impianti solari fotovoltaici per la

produzione dell’energia elettrica), all’utilizzo dei materiali naturali o riciclabili ed alla riduzione dei

consumi idrici, anche attraverso il recupero delle acque piovane.

3. La terza area di valutazione riguarda i carichi ambientali, ovvero le di emissioni di CO2 equivalente

associate all’esercizio annuale dell’edificio.

4. La quarta area di valutazione riguarda la qualità ambientale e prevede il controllo dei parametri che

influenzano il confort interno degli edifici: la temperatura e la ventilazione, l’illuminazione naturale

e la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico.

5. La quinta area di valutazione riguarda la qualità del servizio che risulta direttamente collegata al

mantenimento nel tempo delle prestazioni in fase operativa ed è funzione delle modalità di

conservazione e di aggiornamento della documentazione tecnica dell’edificio.

1.2 Aree e criteri di valutazione

Il Protocollo ITACA Campania sintetico è costituito da 5 Aree di Valutazione che comprendono 15 criteri

raggruppati in 10 categorie così articolato:

 

1. Qualità del sito

1.1 Condizioni del sito

1.1.2 Livello di urbanizzazione del sito

 

2. Consumo di risorse

2.1 Energia primaria non rinnovabile prevista durante il ciclo di vita

2.1.2 Trasmittanza termica dell’involucro edilizio

2.1.4 Energia primaria per il riscaldamento

2.1.5 Controllo della radiazione solare

2.1.6 Inerzia termica

2.2 Energia da fonti rinnovabili

2.2.1 Energia termica per ACS

2.2.2 Energia elettrica

2.3 Materiali eco-compatibili

2.3.1 Materiali da fonti rinnovabili

2.3.2 Materiali riciclati/recuperati

2.4 Acqua potabile

2.4.2 Acqua potabile per usi indoor

 

3. Carichi ambientali

3.1 Emissioni di CO2 equivalente

3.1.2 Emissioni previste in fase operativa

 

4. Qualità ambientale indoor

4.2 Benessere termo igrometrico

4.2.1 Temperatura dell’aria

4.3 Benessere visivo

4.3.1 Illuminazione naturale

4.5 Inquinamento elettromagnetico

4.5.1 Campi magnetici a frequenza industriale (50Hertz)

 

5. Qualità del servizio

5.2 Mantenimento delle prestazioni in fase operativa

5.2.1 Disponibilità della documentazione tecnica degli edifici

Ogni criterio ha un peso che ne rappresenta il grado di importanza nella valutazione complessiva.

L’edificio acquisisce un punteggio che varia da -1 a +5 assegnato in funzione del soddisfacimento di ognuno

dei criteri. Lo zero rappresenta lo standard di riferimento riconducibile a quella che deve considerarsi come

la pratica costruttiva corrente, nel rispetto delle leggi e regolamenti.

Il punteggio complessivamente conseguito indica il livello di sostenibilità secondo la seguente scala di

valutazione:

 

-1 Prestazione inferiore allo standard e alla pratica corrente.

 

0 Prestazione minima accettabile definita da norme vigenti o, se assenti, livello di pratica corrente.

 

1 Lieve miglioramento della prestazione rispetto ai regolamenti vigenti e alla pratica corrente.

 

2 Significativo miglioramento della prestazione rispetto ai regolamenti vigenti e alla pratica corrente.

 

3 Notevole miglioramento della prestazione rispetto alle norme vigenti e alla pratica corrente. E’ da considerarsi

come la migliore pratica corrente.

 

4 Significativo incremento della prestazione della migliore pratica.

 

5 Prestazione considerevolmente avanzata rispetto alla migliore pratica corrente, di carattere sperimentale.

 

I criteri di valutazione sono sviluppati in schede che contengono tutte le informazioni necessarie per

compiere la valutazione della prestazione, le principali informazioni sono:

l’esigenza, ovvero l’obiettivo di qualità ambientale che si intende perseguire;

il peso del criterio, che rappresenta il grado di importanza che viene assegnato al criterio rispetto

all’intero strumento di valutazione;

l’indicatore di prestazione, ovvero il parametro utilizzato per valutare il livello di performance

dell’edificio rispetto al criterio di valutazione, può essere di tipo quantitativo o qualitativo, descritto

sotto forma di scenari;

l’unità di misura , nel caso di indicatore di prestazione quantitativo;

la scala di prestazione (o di Benchmark) ovvero i valori di riferimento con cui confrontare l’indicatore

di prestazione per l’assegnazione del punteggio relativo allo specifico criterio.

In allegato si riportano i pesi associati ad ogni criterio e gruppi di criteri e ad ogni area di valutazione. Per

ogni criterio viene inoltre predisposta una scheda di valutazione riportante l’indicatori di prestazione, le

relative unità di misura e la scala di prestazione.

 

2. Obiettivi generali e strategie di intervento

Gli obiettivi generali riguardano il risparmio delle risorse naturali e la riduzione dei carichi ambientali, primo

fra tutti quello relativo alla produzione di gas serra, oltre che l’innalzamento della qualità della vita degli

abitanti e la promozione dell’innovazione tecnologica in un importante segmento del sistema produttivo

regionale quale quello delle costruzioni.

A valle degli obiettivi generali sono stati individuati alcuni obiettivi specifici, attuabili attraverso interventi

di progettazione “energeticamente ed ambientalmente sostenibile” quali: il miglioramento delle prestazioni

energetiche dell’involucro; il miglioramento del benessere ambientale e del comfort interno; il contenimento

dei consumi di acqua potabile; il miglioramento delle tecniche e tecnologie per la gestione dei rifiuti.

2.2 Azioni possibili per ottenere edifici più sostenibili

Di seguito si esplicitano, in aggiunta alle schede ITACA, altre azioni per ottenere una progettazione

“energeticamente ed ambientalmente sostenibile”:

Analisi del sito e integrazione con l’ambiente naturale, costruito e con il paesaggio

Orientamento degli edifici e posizionamento degli ambienti interni

Protezione dal sole

Sistemi solari passivi

Rifiuti

Aree esterne e Isole di calore

A titolo esemplificativo

Analisi del sito e integrazione con l’ambiente naturale, costruito e con il paesaggio

In affiancamento alla qualità e al livello di urbanizzazione dell’area, di cui alla scheda 1.1.2, si può aggiungere uno

studio approfondito del contesto indicando le caratteristiche ambientali, paesaggistiche, naturali e microclimatiche

locali, nonché il contesto architettonico e morfologico di riferimento, con individuazione delle tipologie costruttive e

materiche tradizionali e i livelli di tutela operanti sul territorio (vincoli paesaggistici, idrogeologici, archeologici, etc.).

A ciò si aggiunge l’accessibilità alle reti di trasporto pubblico e l’ubicazione rispetto al centro cittadino per verificare la

distanza dell’intervento da strutture di base con destinazioni d’uso complementari all’abitare.

Orientamento degli edifici e posizionamento degli ambienti interni.

E’ di fondamentale importanza inoltre uno studio specifico sull’esposizione e l’orientamento degli edifici 1 per

migliorarne l’efficienza energetica, le relative aperture e il conseguente attento posizionamento degli ambienti interni 2

razionalizzando la disposizione e individuando le zone calde e le zone fredde.

Protezione dal sole

Per ridurre il carico termico dovuto all’irraggiamento solare nel periodo estivo e per mantenere il comfort all’interno

dell’edificio, oltre ad un buon isolamento per smorzare la penetrazione del calore all’interno dell’edificio, evitare

l’irraggiamento solare diretto dei locali con appositi sistemi posti all’esterno dell’edificio atti al controllo della luce e

del calore (schermature solari). Le facciate in direzione Sud e Ovest sono quelle che maggiormente necessitano di un

sistema di protezione dal calore. Quindi le parti trasparenti delle pareti perimetrali esterne possono essere dotate di

dispositivi, come aggetti orizzontali per le facciate esposte a Sud ed aggetti verticali per le facciate esposte ad Est e ad

Ovest, che ne consentano la schermatura e l’oscuramento.

Sistemi solari passivi

Per ridurre i consumi energetici per il riscaldamento dell’edificio si suggerisce l’impiego di sistemi solari passivi con lo

sfruttamento della radiazione solare incidente, nonché sistemi con pompe di calore geotermiche e di raffrescamento

solare. (esempio: le serre, le pareti ad accumulo convettivo Muro di Trombe-Michel, i roof-pond ,i sistemi a guadagno

diretto).

Rifiuti

Adottare e favorire tutte quelle misure che consentano di pervenire ad elevati standard di efficienza nella

differenziazione e raccolta dei rifiuti solidi nelle aree pertinenziali degli edifici ed in prossimità delle aree a verde. In

particolare predisporre efficienti sistemi di differenziazione e di raccolta della componente organica come i contenitori

plurifamiliari.

Aree esterne e Isole di calore

Per assicurare migliori condizioni microclimatiche degli ambienti insediativi garantire che gli spazi esterni abbiano

condizioni di confort termico accettabile durante il periodo estivo con aree a verde in grado di mitigare l’effetto noto

come “isola di calore”, nonché di conservare quanto possibile la naturalità e la permeabilità del sito.

 

1 Esempio

Per ridurre i consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva posizionare l’asse longitudinale principale

dell’edificio lungo la direzione EST – OVEST con una tolleranza massima di 45°; le distanze con gli edifici contigui,

all’interno del lotto, devono garantire il minimo ombreggiamento possibile delle facciate nelle peggiori condizioni

stagionali, coincidenti con il solstizio di inverno (21 dicembre). Di conseguenza gli spazi abitativi devono essere

disposti a SUD-EST, SUD e SUD-OVEST mentre gli spazi che hanno meno bisogno di riscaldamento ed illuminazione

(box, ripostigli, lavanderie, corridoi) devono essere preferibilmente disposti lungo il lato Nord e servire da cuscinetto

fra fronte freddo e gli spazi più utilizzati.

2 Esempio

In linea di massima gli spazi in cui si vive maggiormente avranno più bisogno di calore e di illuminazione naturale e

quelli di servizio potranno rimanere freschi ed esercitare un efficace funzione di tampone termico. Area giorno (la sala

da pranzo, le stanze pluriuso, il soggiorno, e, a seconda dei casi, la cucina) e camere da letto orientate verso Sud con

grandi finestre; gli altri ambienti dell’alloggio, come ripostigli, bagni, dispense, garage, corpi scala, vani ascensore e

locali tecnici e gli spazi di servizio in genere, possono essere disposti lungo il fronte nord dell’edificio fungendo anche

da cuscinetto termico

 

3. Interventi edilizi disciplinati

La L.R. 19/2009 così come modificata dalla L.R. 1/2011 prevede in sintesi le seguenti tipologie di

intervento:

– L’ampliamento del 20% del volume preesistente per usi abitativi;

– Il mutamento di destinazione d’uso del 20% dell’edificio esistente;

– La riqualificazione e adeguamento delle strutture esistenti, mediante opere interne, su edifici destinati ad

attività produttive, commerciali, turistico-ricettive e servizi con superficie non superiore a 500 mq.;

– La demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente con aumento di volumetria entro il limite del 35%;

– La riqualificazione del patrimonio edilizio privato;

– Gli interventi edilizi in zona agricola;

– La realizzazione di immobili di edilizia residenziale sociale e la riqualificazione degli immobili di

edilizia residenziale pubblica;

– Interventi su immobili dismessi.

– Mutamento di destinazione d’uso di edifici non residenziali.

Ai sensi del comma 3 dell’art. 28 della L.R. n.16/2004 il Ruec deve essere modificato ed adeguato agli

indirizzi delle presenti linee guida in materia energetico – ambientale.

Di seguito si individuano, per ciascuna tipologia di intervento, i requisiti minimi relativi ai parametri di

valutazione della sostenibilità energetico-ambientale.

3.1 Ampliamento del 20% del volume preesistente per usi abitativi

Laddove la vigente normativa ammette incrementi della volumetria utile sino ad un massimo del 20 per

cento:

o per edifici residenziali uni-bifamiliari, per edifici di volumetria non superiore ai millecinquecento metri

cubi e per edifici composti da non più di tre piani fuori terra, oltre l’eventuale sottotetto e per il

mutamento di destinazione d’uso:

– se l’intervento si configura come integrazione, anche strutturale, con un volume aggiuntivo

(aumento di un piano oppure corpo indipendente aggiunto) il livello di prestazione espresso dal

punteggio finale dell’unità immobiliare interessata, che emerge dalla valutazione rispetto alle

prestazioni energetico – ambientali secondo quanto previsto dalle presenti linee guida, deve essere

pari almeno a 1,5 (sia in fase di progetto che di realizzazione);

– se l’intervento si configura come completamento di volumi esistenti senza interventi strutturali

(chiusura di volumi attraverso verande o elementi opachi di tamponatura) si richiede un

miglioramento delle prestazioni energetiche degli elementi di chiusura ovvero l’uso di materiali

che garantiscano una trasmittanza del 20% inferiore ai valori limite previsti per la zona climatica

di appartenenza.

3.2 Riqualificazione e adeguamento delle strutture esistenti su edifici destinati ad attività

produttive, commerciali, turistico-ricettive e servizi con superficie non superiore a 500 mq.

Il livello di prestazione espresso dal punteggio finale dell’edificio, che emerge dalla valutazione rispetto alle

prestazioni energetico – ambientali secondo quanto previsto dalle presenti linee guida, deve essere pari

almeno a 2 (sia in fase di progetto che di realizzazione).

3.3 Demolizione e ricostruzione dell’edificio esistente con aumento di volumetria entro il limite del

35%

Sono ammessi incrementi della volumetria utile sino ad un massimo del 35 per cento del volume preesistente

in caso di demolizione e ricostruzione, se il livello di prestazione espresso dal punteggio finale dell’edificio,

che emerge dalla valutazione rispetto alle prestazioni energetico–ambientali secondo quanto previsto dalle

presenti linee guida, è pari almeno a 2 (sia in fase di progetto che di realizzazione). E’ obbligatorio

predisporre efficienti sistemi di differenziazione e di raccolta della componente organica dei rifiuti solidi

urbani, adibiti esclusivamente al conferimento dei rifiuti organici, nonché la predisposizione di “isole

ecologiche” di condominio, di cui al “Piano Regionale Rifiuti Urbani della Regione Campania”, per la

raccolta differenziata dei rifiuti (anche a scomparsa) e piccoli impianti di compostaggio domestico per

interventi che hanno aree destinate a verde di almeno 1.000,00 mq.

3.4 Riqualificazione urbana destinata ad edilizia residenziale

Nell’ambito di interventi di riqualificazione urbana destinati ad edilizia residenziale il livello di prestazione

espresso dal punteggio finale dell’edificio, che emerge dalla valutazione rispetto alle prestazioni energetico–

ambientali secondo quanto previsto dalle presenti linee guida, deve essere pari almeno a 2 (sia in fase di

progetto che di realizzazione). E’ obbligatorio predisporre efficienti sistemi di differenziazione e di raccolta

della componente organica dei rifiuti solidi urbani, adibiti esclusivamente al conferimento dei rifiuti organici,

nonché la predisposizione di “isole ecologiche” di condominio, di cui al “Piano Regionale Rifiuti Urbani

della Regione Campania”, per la raccolta differenziata dei rifiuti (anche a scomparsa) e piccoli impianti di

compostaggio domestico per interventi che hanno aree destinate a verde di almeno 1.000,00 mq.

3.5 Interventi edilizi in area agricola

Sono ammessi incrementi della volumetria utile sino ad un massimo del 35 per cento del volume preesistente

in caso di demolizione e ricostruzione, se il livello di prestazione espresso dal punteggio finale dell’edificio,

che emerge dalla valutazione rispetto alle prestazioni energetico–ambientali secondo quanto previsto dalle

presenti linee guida, è pari almeno a 2,5 (sia in fase di progetto che di realizzazione). E’ obbligatorio

predisporre efficienti sistemi di differenziazione e di raccolta della componente organica dei rifiuti solidi

urbani, adibiti esclusivamente al conferimento dei rifiuti organici, nonché la predisposizione di “isole

ecologiche” di condominio, di cui al “Piano Regionale Rifiuti Urbani della Regione Campania”, per la

raccolta differenziata dei rifiuti (anche a scomparsa) e piccoli impianti di compostaggio domestico per

interventi che hanno aree destinate a verde di almeno 1.000,00 mq.

3.6 Realizzazione di immobili di edilizia residenziale sociale e riqualificazione degli immobili di

edilizia residenziale pubblica, di immobili dismessi e residenze turistico-alberghiere

Sono ammessi sia mutamenti di destinazione che incrementi della volumetria utile sino ad un massimo del

50 per cento del volume preesistente in caso di interventi di riqualificazione di aree urbane degradate, se il

livello di prestazione espresso dal punteggio finale degli edifici, che emerge dalla valutazione rispetto alle

prestazioni energetico – ambientali secondo quanto previsto dalle presenti linee guida, è pari almeno a 2,5

(sia in fase di progetto che di realizzazione). E’ obbligatorio predisporre efficienti sistemi di differenziazione

e di raccolta della componente organica dei rifiuti solidi urbani, come i contenitori plurifamiliari, adibiti

esclusivamente al conferimento dei rifiuti organici, nonché la predisposizione di “isole ecologiche” di

condominio, di cui al “Piano Regionale Rifiuti Urbani della Regione Campania”, per la raccolta differenziata

dei rifiuti (anche a scomparsa) e piccoli impianti di compostaggio domestico per interventi che hanno aree

destinate a verde di almeno 1.000,00 mq.

 

4. Procedure per la verifica delle prestazioni energetico-ambientali degli interventi

La certificazione energetica è rilasciata da un tecnico abilitato come previsto dalla vigente normativa.

Le procedure per la autovalutazione delle prestazioni secondo il protocollo ITACA sintetico 2009 sono a

carico del progettista che ne assevererà i risultati in fase di progetto e del direttore dei lavori che ne

assevererà i risultati a lavori ultimati. L’asseverazione delle prestazioni del Progettista e del Direttore dei

Lavori sono documenti necessari per l’ottenimento del titolo abilitativo e dell’agibilità.

 

5. Monitoraggio

Ai sensi del comma 4 dell’art. 12 della L.R. n. 19/2009 e s.m.i. i Comuni sono tenuti a comunicare alla

Regione Campania, con cadenza semestrale, una scheda per ogni intervento edilizio contenente i seguenti

dati, in formato esclusivamente elettronico ed in forma sintetica:

– l’inquadramento urbanistico, l’oggetto e la consistenza dell’intervento edilizio

– riferimento al titolo abilitativo (permesso di costruire, DIA).

Inoltre nell’esercizio dei poteri di vigilanza edilizia ai sensi dell’art. 27 del DPR n.380/2001 e s.m.i. i

Comuni sono tenuti a svolgere verifiche a campione dei risultati della autovalutazione ed effettuare controlli

semestrali nella misura del 5% rispettivamente sui progetti, sui cantieri e sugli edifici realizzati entro i 5 anni

dall’agibilità degli stessi.

I risultati dei controlli sono inviati con cadenza semestrale alla Regione per fini di monitoraggio

dell’attuazione del piano casa.

Al fine di diffondere la conoscenza dei principi della sostenibilità delle costruzioni edilizie, nonché della

formazione dei tecnici per la valutazione dei progetti e di certificatori, la Regione promuove, anche in

collaborazione con soggetti pubblici o privati, corsi di formazione professionale, rivolti agli enti locali, alle

imprese ed ai professionisti.

 

 

RIFERIMENTI LEGISLATIVI

  • · DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2006, n. 311

“Disposizioni correttive ed integrative al Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE,

relativa al rendimento energetico nell’edilizia”

  • · LEGGE 6 agosto 2008, n. 133

“Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo

economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”

  • · DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 2 aprile 2009, n. 59

“Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettera a) e b), del

Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione

della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia”

  • · DECRETO MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO 26 giugno 2009

“Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”

  • · DECRETO LEGISLATIVO 29 marzo 2010, n. 56

“Modifiche ed integrazioni al decreto 30 maggio 2008, n. 115, recante attuazione della direttiva 2006/32/CE, concernente l’efficienza degli

usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazioni della direttiva 93/76/CEE

 

 

 

 

 

 

 

Architetto Amedeo Bavoso

 

 

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