Parliamo del nuovo PUC – Interviste e opinioni a tecnici e cittadini

Cari amici, il nostro giornale vuole approfondire il discorso sulla questione PUC (Approvazione del nuovo piano regolatore di Capaccio Paestum) che da tempo è in mano al noto urbanista Prof. Francesco Forte. La gestione del nuovo PUC è arrivata alla direttiva finale secondo il Sindaco Marino e a quanto pare è convinto di poterlo approvare in giunta nei prossimi giorni. Ricordo alla popolazione che nella stesura del piano purtroppo sono coinvolte da una serie di problematiche che vanno dalla qualità di elaborazione a problemi di recupero di molte zone fortemente interessate da fatti di ubusivismo, a problemi di aumento cementificazione che causerà addirittura un aumento di contrade,  per causa  della forte espansione abitativa ed al problema che sta coinvolgendo la zona Cannito confinante con il comune di Giungano (attualmente parco naturalistico) dove è prevista una ampia zona di edificazione, strutture sportive e commerciali, campo da Golf il tutto su un’area di 750 mila metri quadrati. Altre problematiche coinvolgono il centro storico di Capaccio capoluogo e altre borgate della nostra cittadina.
Visto il divulgare di notizie da parte degli artefici del brutto piano, dobbiamo informare la cittadinanza rd i giovani di quello che si sta realizzando, proprio per favorire un dibattito e coinvolgere i giovani nella questione che è importante per lo sviluppo del territorio e del nostro futuro.
I mestieranti in questione poi hanno un’altra grande problematica che è quella della loro incompatibilità in quanto sono stati pescati con le mani nella marmellata da visure catastali, dove si rilevano interessi privati di consiglieri comunali, assessori, sindaco. Praticamente la legge detta l’incompatibilità ad eventuali terreni inseriti nel piano fino all’estenzione di parentela di quarto grado. Infatti la minoranza consiliare ha prodotto una serie di ricerche dove si evince il grosso business degli amministratori, risultanti incompatibili al voto. Con una marmea faccia tosta hanno inserito tutte le loro proprietà a zona edificabile senza batter ciglio!
Un’altra questione molto forte è la realizzazione compartata del piano dove il tecnico declina gli interventi di opere pubbliche importanti a svenderle con i project financing .
Come primo intervento sulla tematica facciamo parlare l’architetto Carlo Guida rappresentante LI.PA (Liberi Professionisti Associati )
di seguito pubblichiamo le sue tesi sull’argomento.
OGGETTO: Progetto di finanza a Capaccio
In tempi di crisi economica e con i crescenti vincoli imposti alla finanza pubblica dal Patto di stabilità risulta alquanto imprescindibile per le amministrazioni comunali realizzare
opere pubbliche senza mettere a rischio l’equilibrio del proprio bilancio. Questo dovrebbe spiegare la corsa all’utilizzo della finanza di progetto, grazie alla quale è convinzione diffusa che
le amministrazioni vedano garantita la realizzazione delle opere senza procedere all’esborso sia dei costi di realizzazione che di gestione.
Il quadro della disciplina, però, non è certo privo di incertezze: da un alto, la finanza di progetto nata nel 1998 ha conosciuto nel tempo ampie modifiche legislative che, proprio di
recente, ne hanno riscritto parti fondamentali; dall’altro, ancora oggi la materia deve essere letta alla luce della giurisprudenza nazionale ed europea e dei numerosi documenti prodotti
dall’Autorità dei contratti pubblici.
Di fatto le difficoltà interpretative e le incertezze applicative dell’istituto sono accresciute anche dalla particolare configurazione della disciplina della finanza di progetto che postula, in
chi ne faccia ricorso, la conoscenza approfondita dei sofisticati meccanismi che regolano i processi decisionali e gli equilibri economici necessari perché un’opera pubblica, aggiudicata
con il meccanismo della finanza di progetto, possa assolvere pienamente ai compiti cui è destinata.
Da un lato, infatti, è necessario analizzare i principali aspetti giuridici come:
programmazione; responsabilità degli organi tecnici; procedimenti di aggiudicazione; locazione finanziaria; contratti di Partenariato pubblico privato (Ppp); aspetti erariali, tributari e societari;
contenzioso, ecc. Dall’altro è necessario analizzare i principali aspetti economico-finanziari come: equilibrio del Piano economico-finanziario (Pef), congruità del contributo pubblico, analisi
dei rischi, ecc. Infine, è necessario valutare con estrema attenzione gli aspetti contabili.
Da evidenziare, inoltre, la maggiore discrezionalità della P.A. che consente, negli spazi vuoti lasciati dalla normativa, di poter decidere sull’affidamento dei contratti di
concessione o meglio (secondo la nuova definizione dell’art. 3 del Codice) dei contratti di Partenariato Pubblico-Privato. Comunque è da sottolineare che l’amministrazione pubblica
dovrebbe comunque concentrarsi sempre sul pubblico interesse in quanto impersona di fatto la domanda di beni e servizi pubblici (T.A.R. Veneto, sez. I, del 7 aprile 2010, n. 1295).
La valutazione del pubblico interesse, pertanto, rappresenta esercizio di discrezionalità amministrativa retta, per quanto non espressamente previsto dalla normativa speciale, dalla
disciplina generale sul procedimento amministrativo (Consiglio di Stato, sez. V, del 10 novembre 2005, n. 6287). Tuttavia, sarebbe opportuno e necessario fissare anticipatamente dei
criteri oggettivi atti a valutare, caso per caso, la reale rispondenza delle proposte progettuali – comunque sempre anticipate da studi di fattibilità – all’interesse pubblico.
Da non trascurare, ancora, alcuni aspetti quali:
a) l’aumento dei costi finanziari in dipendenza della maggiore onerosità dei finanziamenti che si basano sulla valutazione che il progetto abbia capacità di generare
un “cash flow” adeguato a garantire il rimborso del debito;
b) l’aumento dei costi di strutturazione dell’operazione a causa della numerosità e
complessità dei contratti necessari ad assicurare un’efficace ripartizione del rischio, con il conseguente coinvolgimento di diversi intermediari bancari e finanziari.
In conclusione, sarebbe auspicabile che:
- l’amministrazione svolgesse la propria funzione nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità, che devono caratterizzare l’azione amministrativa, attraverso
una corretta allocazione delle risorse pubbliche (intese in senso lato come fondi pubblici, risorse umane e strumentali ) in funzione della prestazione di servizi pubblici di
elevato livello qualitativo;
- il privato perseguisse il proprio scopo di profitto, incentivando l’innovazione ed in funzione dell’apertura di nuovi settori del mercato, in passato dominio prevalente della
pubblica amministrazione;
- l’utenza finale (cittadinanza) ottenesse servizi di pubblica utilità più efficienti ed in grado di elevare il livello qualitativo della vita nel territorio, senza che ciò comporti
ulteriori aggravi fiscali per la comunità.
Sulla affermazione, poi, che: “ l’art. 153 del Codice dei contratti, ovvero la normativa relativa al project financing, non lascia il campo a speculazioni di qualsiasi tipo, bensì è atto a
tutelare la parte pubblica e a consentire contemporaneamente ai privati di intervenire con la possibilità di un equo ristoro rispetto all’investimento totale”, si deve essere molto cauti proprio
per le motivazioni suindicate riguardanti sia i complessi aspetti giuridico-economico-finanziari alla base delle procedure di project financing che i vuoti lasciati dalla normativa in relazione alla
forte discrezionalità riguardante la decisione di pubblico interesse dell’opera pubblica senza che ci sia l’obbligo di stabilire dei criteri valutativi oggettivi e condivisi per giustificare la realizzazione
di opere pubbliche esclusivamente a vantaggio della collettività.

Arch. Carlo GUIDA

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