L’ex direttore di Macchia Soprana coinvolto, ma Marino si difende: “Mai commesso reati”

La discarica di Macchia Soprana è nella maxi inchiesta della Procura di Napoli. Questo è solo uno dei tanti filoni che la magistratura sta vagliando anche a sud di Salerno. Sulle modalitá di smaltimento del percolato che ha coinvolto anche l’ex prefetto Corrado Catenacci. Nelle novecento pagine di ordinanza i pubblici ministeri ripercorrono il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani prodotti in Campania tra il 2006 e il 2008, elencando gli impianti pubblici di depurazione che non avevano l’autorizzazione allo smaltimento.

E nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra gli arrestati Generoso Schiavone, ex responsabile del ciclo integrato della depurazione della Regione, Antonio Recano, ex commissario di governo e altri interlocutori, spunta più volte il nome del sito di Serre.

Così, con l’accusa di associazione a delinquere e concorso formale, è stato inserito nel registro degli indagati dai pm napoletani anche l’ex direttore della discarica di Serre, Michele Marino noto professionista, figlio dell’attuale sindaco di Capaccio, Pasquale Marino. Insieme a lui Felice Moscariello, titolare dell’omonima azienda che ha in gestione lo smaltimento del percolato nel sito di Macchia Soprana.

Schiavone è lo stesso che in più punti dichiara di sapere che il percolato viene smaltito nelle acque della costa napoletana, casertana e salernitana. Il percolato di Macchia Soprana inizia ad essere citato il 4 gennaio del 2008, a poco meno di un anno dall’a pertura del sito, momento di piena emergenza in cui anche l’ex direttore di Macchia Soprana, Michele Marino (che risulta indagato, ndr), scalpita e minaccia di chiudere la discarica se non viene prelevato il percolato. In questa data Antonio Recano telefona a Schiavone per dirgli che Gianfranco Mascazzini (attualmente ai domiciliari; nel 2008 direttore generale della qualitá della vita del Ministero dell’ambiente, ndr) ha scritto una nota per il problema percolato. Recano dice a Schiavone che «A Macchia Soprana l’Asl di Salerno ha fatto un sopralluogo e ha scritto alla Procura della Repubblica perché c’è un grosso problema di smaltimento del percolato». Schiavone dice di aver risolto il problema in quanto «l’ impianto di Nocera Superiore può ricevere il percolato e quindi possono cominciare i conferimenti».

Nell’ordinanza viene precisato che «Il verbale dell’Asl di Salerno constata una cattiva gestione del percolato che trabocca dalla discarica». Il 10 gennaio 2008 Leonello Serva, dirigente dell’Apat di Roma (agli arresti, ndr) chiama Schiavone. Nel colloquio, anche se in maniera confusa, si parla anche del consorzio di bonifica e di una sua proprietá ad Eboli. Serva chiede a Schiavone se per il giorno dopo «Ha convocato per la proprietá di Eboli (probabilmente un incontro, ndr) di proprietá del Consorzio Bonifica» ma soprattutto Schiavone dice che «a Nocera Superiore da lunedi può trattare 100 metri cubi». La telefonata continua e Serva chiama in causa Marino dicendo «Marino lo sa? Così non rompesse».

Schiavone risponde «Gli sto scrivendo, gli mando una lettera». A tal proposito l’ordinanza rimanda a una telefonata del 18 gennaio 2008 fra l’ex assessore Luigi Nocera (indagato, ndr) e l’ingegnere Salvatore Guadagnolo, al momento non coinvolto nel procedimento, in cui «In realtá emerge che l’impianto di Nocera non ha l’a utorizzazione a trattare il percolato»


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