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L’Urbanistica spiegata a Tutti.

Con esposizione non tecnica. Passo, passo.

 

PDC in deroga – Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici.

Da alcuni anni, a Capaccio Paestum, si parla spesso del PDC (Permesso di Costruire) in deroga agli strumenti urbanistici come strumento per poter realizzare qualsiasi opera edilizia di interesse pubblico.

Nel giugno 2018 il PDC in deroga è stato introdotto nel nuovo RUEC (regolamento urbanistico edilizio comunale), e ultimamente se ne parla anche nei comizi elettorali.

 

Ogni comune è tenuto a dotarsi di strumenti urbanistici per il governo del territorio, e per regolamentarne l’attività edilizia (PRG piano regolatore generale / PUC piano urbanistico comunale, REGOLAMENTO EDILIZIO, …).

Gli strumenti urbanistici, in via generale, devono essere rispettosi della Costituzione, del Codice Civile, delle leggi nazionali, e delle leggi regionali.

Alcune norme particolari consentono, per le opere pubbliche, di derogare agli strumenti urbanistici, ovvero di non attenersi alla lettera ad alcune prescrizioni tecniche di attuazione, e ovviare ad alcuni aspetti dettati dai regolamenti edilizi.

  1. LA  STORIA

 

  1. La legge 21 dicembre 1955, n. 1357, con l’ art. 3 introduceva il concetto di deroga alle norme di regolamento edilizio e di attuazione dei piani regolatori subordinando il preventivo nulla osta alla approvazione della Sezione urbanistica regionale, nonché della Sovraintendenza ai monumenti, mentre per alcuni comuni la deroga era ancora più complessa in quanto il nulla osta era accordato dal Ministero dei lavori pubblici, su rapporti della Sezione urbanistica e della Sovraintendenza predetti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici.

 

(Art. 3. Il rilascio di licenza edilizia in applicazione di disposizioni le quali consentono ai Comuni di derogare alle norme di regolamento edilizio e di attuazione dei piani regolatori, è subordinato al preventivo nulla osta della Sezione urbanistica regionale, nonché della Sovraintendenza ai monumenti. Per i Comuni compresi negli elenchi di cui all’art. 8 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il nulla osta è accordato dal Ministero dei lavori pubblici, su rapporti della Sezione urbanistica e della Sovraintendenza predetti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Gli organi statali, dei quali è previsto l’intervento nei commi precedenti, devono pronunciarsi, con provvedimenti motivati, nel termine massimo di sessanta giorni decorrenti dalla data di ricezione del progetto da parte degli organi stessi.)

 

Ai sensi dell’articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, dalla data di entrata in vigore del testo unico edilizia (DPR 380/2001) è abrogata la seguente disposizione: articolo 3  legge 21 dicembre 1955, n. 1357.

 

  1. L’art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765 introduceva nella legge 17 agosto 1942, n. 1150, l’art. 41-quater dando potere ai sindaci e al consiglio comunale di derogare per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico alle norme di piano regolatore e di regolamento edilizio, ma sempre osservando le prescrizioni e i nulla osta preordinati dall’art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357.

 

(“Art. 41-quater. I poteri di deroga previsti da norme di piano regolatore e di regolamento edilizio possono essere esercitati limitatamente ai casi di edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico e sempre con l’osservanza dell’art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357. L’autorizzazione è accordata dal sindaco previa deliberazione del Consiglio comunale.”)

 

Ai sensi dell’articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, dalla data di entrata in vigore del testo unico edilizia (DPR 380/2001) è abrogata la seguente disposizione: articolo 41-quater legge 17 agosto 1942, n. 1150.

 

  1. L’art. 34 delle norme tecniche di attuazione del PRG di Capaccio, ultima pagina delle norme,

detta la possibilità di derogare alle norme del PRG stesso ai sensi dell’art. 41 quater della legge 6 agosto 1967, n. 765, e dell’art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357.

art-34

 

Probabilmente l’articolo non ha avuto mai validità in quanto il citato articolo 41/quater della legge 6 agosto 1967, n. 765 non esiste avendo la legge solo 22 articoli!

Oggi l’articolo 34 delle norme tecniche di attuazione del PRG non è valido in quanto gli articoli di legge citati, che consentivano le deroghe, sono stati ABROGATI e non più VIGENTI.

 

 

  1. Articolo 14 TUE, testo unico edilizia, DPR 380/2001

 

Art. 14 (L) Permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici

(legge 17 agosto 1942, n. 1150, art. 41-quater, introdotto dall’art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765; decreto legislativo n. 267 del 2000, art. 42, comma 2, lettera b); legge 21 dicembre 1955, n. 1357, art. 3)

 

  1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia.

1-bis. Per gli interventi di ristrutturazione edilizia, attuati anche in aree industriali dismesse, è ammessa la richiesta di permesso di costruire anche in deroga alle destinazioni d’uso, previa deliberazione del Consiglio comunale che ne attesta l’interesse pubblico, a condizione che il mutamento di destinazione d’uso non comporti un aumento della superficie coperta prima dell’intervento di ristrutturazione, fermo restando, nel caso di insediamenti commerciali, quanto disposto dall’articolo 31, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni.

  1. Dell’avvio del procedimento viene data comunicazione agli interessati ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
  2. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, può riguardare esclusivamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati di cui alle norme di attuazione degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, nonché, nei casi di cui al comma 1-bis, le destinazioni d’uso, fermo restando in ogni caso il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.

 

  1. Regolamento Edilizio

 

Il Regolamento Edilizio richiama completamente l’art. 14 del TUE, in forza anche di circolari e sentenze.

 

 ruec-art-17-deroga

 

  1. DISPOSIZIONI  DI  DEROGA  AGLI  STRUMENTI  URBANISTICI

 

In seguito alla entrata in vigore del  TUE, testo unico edilizia DPR 380/2001,  il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici GENERALI è consentito esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale nel rispetto comunque delle LEGGI AMBIENTALI, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia, delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, e delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 ( standard urbanistici – zone territoriali omogenee: A, B, C, D, E, F,

G,).

 

Le possibili deroghe riguardano esclusivamente:

 

limiti di densità edilizia,

limiti di altezza,

limiti di distanza tra i fabbricati,

e nei casi di cui al comma 1-bis, le destinazioni d’uso (per gli interventi di ristrutturazione edilizia, attuati anche in aree industriali dismesse).

 

Cosa si fa in caso di deroga

In caso di possibili deroghe si rende pubblico e palese anche l’inizio dell’iter: dell’avvio del procedimento viene data comunicazione agli interessati ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

 

 

 

  1. IMPOSSIBILITA’  DI  DEROGA  AGLI  STRUMENTI  URBANISTICI

 

Vigente il TUE, testo unico edilizia DPR 380/2001,  il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici GENERALI è consentito esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale nel rispetto comunque delle LEGGI AMBIENTALI, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia, delle norme igieniche, sanitarie e di sicurezza, e delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 ( standard urbanistici – zone territoriali omogenee: A, B, C, D, E, F – zona  G introdotta nelle NTA dal nostro PRG,),

 

per:

limiti di densità edilizia,

limiti di altezza,

limiti di distanza tra i fabbricati,

e nei casi di cui al comma 1-bis, le destinazioni d’uso (per gli interventi di ristrutturazione edilizia, attuati anche in aree industriali dismesse),

 

pertanto non è possibile derogare ad altre norme e regole:

 

non è possibile derogare alla INEDIFICABILITA’

– la deroga non può estendersi, dunque, alle scelte di tipo urbanistico, in quanto ad essa può farsi luogo allorquando l’area sia edificabile secondo le previsioni degli strumenti urbanistici: non è ammissibile, quindi, il rilascio di un permesso di costruire in deroga nelle ipotesi di zona di interesse ambientale, di interesse archeologico, a verde pubblico o privato, poiché in questi casi manca il presupposto essenziale – L’EDIFICABILITA’ DELL’AREA – non del permesso in deroga, ma del PERMESSO STESSO;

 

ove non si ha titolo;

 

non è possibile derogare alla presenza di abusi, e la legittimità della preesistenza è macchiata da irregolarità precedenti, con obbligo di sanare prima gli abusi stessi secondo le norme attuali del TUE (DPR 380/01) ovvero dimostrando di avere la doppia conformità alle norme degli strumenti urbanistici:

una conformità riferita alla epoca dell’abuso insieme a una conformità riferita alla epoca di presentazione della istanza;

non è possibile derogare AL RISPETTO DEL VERDE;

 

non è possibile derogare AI VINCOLI STORICI ED ARCHITETTONICI;

 

non è possibile derogare AI VINCOLI AMBIENTALI;

 

non è possibile derogare alla presenza di comparto edificatorio con obbligo di redazione di piani urbanistici attuativi;

 

OVVERO NON E’ POSSIBILE DEROGARE, IN VIA GENERALE, A TUTTI I VINCOLI CHE NON HANNO SCADENZA, vincoli conformativi (alcuni vincoli conformativi sono sopra elencati), in quanto i vincoli conformativi fanno parte della natura stessa del bene.

 

Per quanto esposto, in riferimento ad un caso attuale e a noi vicino, la DEROGA non può applicarsi alla Zona  A2 di Capaccio Scalo, né alla sottozona G2 in essa contenuta.

 

Infatti per detta zona A2, sono vigenti, ai sensi delle norme di attuazione del PRG (pagina 63) alcuni vincoli conformativi:

 

inedicabilità assoluta, “non sono ammesse nuove costruzioni”,

 

vincolo di rispetto del Borgo della Riforma (Capaccio Scalo – foto sotto riportata),

 

 

 borghi-riforma-2

“gli edifici possono essere soggetti ai seguenti interventi, di cui all’art. 14 delle presenti N.A.:

manutenzione ordinaria,

manutenzione straordinaria,

restauro scientifico,

restauro e risanamento conservativo”,

 

rispetto degli spazi liberi, non edificati, “gli spazi liberi possono essere soggetti soltanto a recupero e risanamento delle aree libere”,

 

rispetto del verde, “in particolare vanno rigorosamente conservate le alberature esistenti”,

 

obbligo di ripiantare le palme, “con riferimento alle palme: in caso di loro deperimento esse debbono essere adeguatamente sostituite nello stesso luogo”,

rispetto del Parco Pubblico la Collinetta, istituito con deliberazione comunale, con apposito regolamento di uso, e con destinazione a verde pubblico sin dalla realizzazione di Capaccio Scalo come Borgo della Riforma (anni cinquanta), destinazione consolidata storicamente e di fatto,

 

nelle zone G “il P.R.G. si attua mediante piano urbanistico preventivo nella forma di piano particolareggiato di iniziativa pubblica (PP) nei casi di G1, G2, …”

(pagina 114 delle norme di attuazione del PRG-foto sotto riportata).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

g2-2

Il PP, piano attuativo subordinato al Piano Regolatore Generale, deve rispettare le norme generali del PRG, e nel caso specifico di Capaccio Scalo ove la zona G2 è contenuta all’interno della zona A2 il PP deve contenere almeno le stesse norme della zona A2 ovvero:

 

“non sono ammesse nuove costruzioni”,

“gli edifici possono essere soggetti ai seguenti interventi, di cui all’art. 14 delle presenti N.A.:

manutenzione ordinaria,

manutenzione straordinaria,

restauro scientifico,

restauro e risanamento conservativo”,

“gli spazi liberi possono essere soggetti soltanto a recupero e risanamento delle aree libere”, 

“con riferimento alle palme: in caso di loro deperimento esse debbono essere adeguatamente sostituite nello stesso luogo”.

 

Pertanto consegue, di logica, che nella sottozona G2 di Capaccio Scalo, piazza Santini e intorno,  delimitata all’interno della zona A2, manca ancora il presupposto essenziale – L’EDIFICABILITA’ DELL’AREA – non del permesso in deroga, ma del PERMESSO STESSO.

 

 

A mio modesto avviso, l’art. 14 del TUE,  Permesso di Costruire in deroga agli strumenti urbanistici, andrebbe abrogato in quanto estremamente pericoloso:

si deroga all’altezza e l’edificio più alto crolla su quello più basso (in seguito a recente terremoto un campanile è crollato sulla abitazione adiacente, …),

si deroga alle distanze fra edifici e si restringono le sedi stradali (in seguito a recente terremoto i mezzi di soccorso hanno incontrato le vie ostruite, …),

si deroga alle destinazioni d’uso e, in seguito a recente terremoto, i fabbricati per civili abitazioni trasformati in edifici pubblici (scuole, dormitori, …) crollano.

 

Architetto Amedeo Bavoso. Capaccio Paestum,  7 giugno 2019

 

 

 

 

 

 

 

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L’Urbanistica spiegata a Tutti.

Con esposizione non tecnica.  Passo, passo.

LEGGE    REGIONALE  CAMPANIA      5  MARZO  1990,   N.  9

«Riserva di standards urbanistici per attrezzature religiose».

 

Negli ultimi tempi a Capaccio Paestum si parla molto di Permesso di Costruire per poter realizzare opere di edilizia religiosa anche in forza dell’articolo 1 della  LEGGE    REGIONALE    5  MARZO  1990,   N.  9   –  «Riserva di standards urbanistici per attrezzature religiose».

 

Si richiama espressamente l’articolo 1 della legge in delibere di consiglio comunale e anche nei molteplici dialoghi presenti in facebook, WhatsApp, e altri mezzi di comunicazione sociale in rete, e non.  Alcuni mi hanno chiesto espressamente chiarimenti.

 

Allora come è mia abitudine, ecco  i  FATTI .

(di seguito, in fotografia, la legge regionale 9/90 – Campania)

l-r-camapania-09_1990-standard-religiosi-001

 

l-r-camapania-09_1990-standard-religiosi-002

Prima di leggere l’articolo 1 evidenzio la parte basilare della legge: standards urbanistici.

Questo ci dice di essere in presenza del DM 2 aprile 1968 n.1444 e di porci nella mentalità di applicazione delle zonizzazioni (zone omogenee del territorio comunale A, B, C, D, E, F), e di considerare i parametri di utilizzazione urbanistica in rapporto agli abitanti (standards) in riferimento alla formazione degli strumenti urbanistici ( Piano Regolatore Generale, …PUC). Infatti il DM 1444/68 riguarda:

“Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765.”

 

Rileggo passo, passo l’articolo 1 (in corsivo il testo).

 

“Art. 1

Aree per attrezzature religiose

I Comuni sono obbligati ad includere negli strumenti urbanistici generali ed attuativi le previsioni necessarie per la realizzazione di attrezzature religiose.”

Il nostro PRG ha individuato molte zone G2 ove sono considerate le attrezzature religiose esistenti o da realizzare, ha individuato nelle norme e nella cartografia le chiese, i conventi, le canoniche, … . Nel prossimo PUC (Piano Urbanistico Comunale) e nei piani di attuazione (piani urbanistici particolari che rendono esecutivi i piani urbanistici generali) vanno incluse le previsioni (regole, norme, piani programmatici, …) individuanti i METODI per la realizzazione delle attrezzature religiose.

 

“Le aree per attrezzature religiose sono individuate negli strumenti urbanistici generali vigenti con deliberazione del Consiglio Comunale da adottarsi entro il termine di 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.”

Il Consiglio Comunale con propria deliberazione individua le aree per le attrezzature religiose negli strumenti urbanistici generali vigenti, nel nostro comune abbiamo il PRG ove sono individuate dette aree, e le aree presenti soddisfano quanto richiesto dagli standars urbanistici.

 

“Nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti l’estensione delle aree per attrezzature religiose

è comprensiva della dotazione esistente al momento dell’approvazione degli strumenti urbanistici.”

Nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti l’estensione delle aree per attrezzature religiose è comprensiva della dotazione esistente al momento dell’approvazione degli strumenti urbanistici:

siamo un comune con circa 23.000 abitanti, con una crescita in regresso (negli ultimi due anni), con presenza di circa 2.600 stranieri circa 11.5% della popolazione con maggiori gruppi di rumeni, marocchini, e ucraini (ovvero non cattolici che potrebbero chiedere la individuazione di aree religiose specifiche a loro destinate che al momento non esistono), nel prossimo PUC, al momento dell’approvazione, bisogna rileggere l’estensione delle aree per attrezzature religiose tenendo conto della dotazione esistente (Madonna del Granato, Convento di Capaccio Capoluogo, Getsemani – con pochi abitanti e un area molto estesa; considerando anche l’area esterna adibita a via crucis e chiesa all’aperto + la superfice totale, somma dei vari piani, da solo forse copre i 23.000 mq, chiesa di San Pietro e canonica, … Santa Rita, alla località Rettifilo, con molti abitanti e un area poco estesa, …).

 

“Nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti l’estensione delle aree non può essere inferiore a

  1. 1 per abitante insediato o da insediare.”

Nel nostro comune con popolazione di circa 23.000 persone l’estensione delle aree deve essere minimo di 1 mq per abitante, ovvero almeno 23.000 mq (non considero da insediare in quanto il comune è in non crescita, in regresso).  Oggi le aree esistenti hanno una estensione sicuramente superiore a 23.000 mq!

Non sono necessarie nuove aree!?

La legge regionale amplia il parametro, lo standard, previsto del Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968, dando una riserva maggiore per le attrezzature religiose.

Il decreto prevede 2 mq abitante di aree per attrezzature di interesse comune: nel complesso 2 mq abitante di aree da condividere tra attrezzature religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre, ovvero da dividere almeno x 8 ( 2:8= 0.25 mq abitante di aree per attrezzature religiose), mentre ai sensi dell’art. 1 comma 4  i comuni dovranno dotarsi di almeno 1 mq abitante di aree per attrezzature religiose.

 

“Le dotazioni minime di aree di cui al presente articolo in ogni caso non possono essere inferiore a mq. 5.000.”

Nei comuni piccoli, con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, la legge garantisce una dotazione minima di aree (senza considerare lo standard di 1 mq abitante) di almeno 5.000 mq (ad esempio in un comune con 2.500 abitanti anziché individuare 2.500 mq di aree ne vanno individuate almeno 5.000 mq).

La dotazione minima di almeno 5.000 mq riguarda tutto il territorio comunale, non le singole località o contrade.

 

“Sono da intendersi attrezzature religiose quelle previste dall’articolo 3, 2° comma, lettera b) del Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968.”

L’art. 3 2° comma, lettera b,

“b) mq. 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre”,

mi pone in un angolo, a riflettere e pensare:

attrezzature di interesse comune 2 mq diviso 8 = 0.25 mq di aree per le singole aree individuate esplicitamente, ma le altre quante sono?

Il comma due è all’interno dell’art. 3,

“Art. 3.

(Rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi).

Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi di cui all’art. 17 -penultimo comma- della legge n. 765 sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante -insediato o da insediare- la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.

Tale quantità complessiva va ripartita, di norma, nel modo appresso indicato:

  1. a) 4,50 di aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo;
  2. b) 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;
  3. c) 9,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade;
  4. d) 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall’art. 18 della legge n. 765): tali aree -in casi speciali- potranno essere distribuite su diversi livelli.”,

 

non sono espressamente indicate e individuate quali sono le attrezzature religiose.

 

Pertanto si può sicuramente concludere:

la legge assicura, per i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, almeno 1 mq abitante, nel PRG, o nel PUC;

la legge assicura, per i comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, almeno 5.000 mq,

sono previsti anche finanziamenti necessari per la realizzazione, da reperire nell’ambito di quelli destinati alle opere di urbanizzazione secondaria quando sono incluse nei piani di edilizia economica e popolare in misura non inferiore al sette per cento, e sono concessi con l’osservanza del seguente ordine prioritario:

  1. a) acquisizione delle aree destinate alla costruzione di chiese ed edifici religiosi e la cessione delle stesse all’Ente religioso competente,
  2. b) costruzione e/o ripristino delle attrezzature religiose,

(art. 2 Finanziamento); 

dette aree vanno assolutamente individuate, detraendo le dotazioni esistenti, altrimenti può intervenire, quando le aree mancano e non sono individuate entro 180 giorni da codesta legge, un commissario ad acta che si sostituisce al Comune inadempiente per l’attuazione della legge (art. 3 intervento sostitutivo).

La quantità di aree destinate alle attrezzature religiose di cui alla legge, va detratta dal totale di aree per attrezzature di interesse comune determinato ai sensi del punto 1.4 del titolo II dell’allegato alla L.R. 20 marzo 1982, n. 14, conservando pertanto la riserva di 1 mq abitante (art. 4 norma finale).

 

Architetto Amedeo Bavoso  –  Capaccio Paestum 22 maggio 2019.  

 

 

 

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L’URBANISTICA spiegata a Tutti.

Con esposizione non tecnica. Passo, passo.

 

Articolo 34  Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Regolatore Generale (PRG) di Capaccio Paestum

 

Negli ultimi tempi a Capaccio Paestum si parla molto di Permesso di Costruire in deroga agli strumenti urbanistici come mezzo per poter realizzare qualsiasi opera edilizia di interesse pubblico.

Si richiama espressamente “l’articolo 34 delle norme tecniche di attuazione del PRG di Capaccio, ultima pagina delle norme,” anche nei molteplici dialoghi presenti in facebook, WhatsApp, e altri mezzi di comunicazione sociale in rete, e non.

Ma come di solito capita non si conosce minimamente l’articolo. Quasi nessuno lo ha personalmente letto. Se ne parla solo per sentito dire.

 

Allora come è mia abitudine, come di consueto faccio, esplicito per intero, senza estrapolazioni,  i  FATTI !

 

Alla ultima pagina delle NTA del PRG di Capaccio è riportato il

TITOLO VI – PRESCRIZIONI PARTICOLARI

Art. 34 – Facoltà di deroga    (ecco di seguito, in fotografia, l’art. 34)

art-34

Oggi, dalla approvazione delle NTA, sono cambiate molte cose:

. il Sindaco non ha più facoltà, la facoltà di deroga spetta al Consiglio Comunale (“previa deliberazione del consiglio comunale” – art. 14  TUE – DPR 380/01);

. si invoca l’articolo 41/quater della legge 6 agosto 1967, n. 765, ma l’articolo 41/quater della legge 6 agosto 1967, n. 765 non esiste avendo la legge solo 22 articoli! (ecco di seguito, in fotografia, l’ultima pagina della legge 6 agosto 1967, n. 765)

ultima-pagina-l-765-67-3

. sicuramente si voleva scrivere: articolo 41-quater legge 17 agosto 1942, n. 1150, anziché articolo 41/quater della legge 6 agosto 1967, n. 765, infatti la legge 6 agosto 1967, n. 765 con l’art. 16 aggiunge alla legge 17 agosto 1942, n. 1150 l’articolo 41-quater;

. l’articolo 41-quater legge 17 agosto 1942, n. 1150,

(“Art. 41-quater. I poteri di deroga previsti da norme di piano regolatore e di regolamento edilizio possono essere esercitati limitatamente ai casi di edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico e sempre con l’osservanza dell’art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357. L’autorizzazione è accordata dal sindaco previa deliberazione del Consiglio comunale.”),

ai sensi dell’articolo 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, dalla data di entrata in vigore del testo unico edilizia ( TUE – DPR 380/2001) è stato abrogato;

 

. richiama l’art. 3 della legge 21 dicembre 1955, n. 1357,

(Art. 3. Il rilascio di licenza edilizia in applicazione di disposizioni le quali consentono ai Comuni di derogare alle norme di regolamento edilizio e di attuazione dei piani regolatori, è subordinato al preventivo nulla osta della Sezione urbanistica regionale, nonché della Sovraintendenza ai monumenti. Per i Comuni compresi negli elenchi di cui all’art. 8 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il nulla osta è accordato dal Ministero dei lavori pubblici, su rapporti della Sezione urbanistica e della Sovraintendenza predetti, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici. Gli organi statali, dei quali è previsto l’intervento nei commi precedenti, devono pronunciarsi, con provvedimenti motivati, nel termine massimo di sessanta giorni decorrenti dalla data di ricezione del progetto da parte degli organi stessi.),

è STATO ABROGATO,  infatti ai sensi dell’articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, dalla data di entrata in vigore del testo unico edilizia (TUE – DPR 380/2001) è abrogata la seguente disposizione: articolo 3 legge 21 dicembre 1955, n. 1357.

Pertanto si può sicuramente concludere:

l’Art. 34 – Facoltà di deroga,

alla ultima pagina delle NTA del PRG di Capaccio,

TITOLO VI – PRESCRIZIONI PARTICOLARI,

non è più vigente,

e forse per quel mero errore, sopra evidenziato, non lo è mai stato!

 

Architetto Amedeo Bavoso  –  Capaccio Paestum, 14 maggio 2019.  

Candito a sindaco Gennaro DECARO

Pubblichiamo alcuni dibattiti registrati all’interno della sezione del candidato a Sindaco Gennaro DECARO

 

 

 

 

Carnevale di Paestum 2014 come il carnevale di Rio

Carnevale di Paestum 2014  come il carnevale di Rio

 

Pagamenti con POS

Pagamenti con POS

Chiarimenti

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha eliminato i dubbi circa l’obbligo da parte dei professionisti di accettare pagamenti delle parcelle tramite POS. Le regole esplicitate valgono anche per le attività commerciali.

In allegato il testo.

Amedeo Bavoso

 

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

20 gennaio 2014

 

Il testo di decreto che disciplina l’uso di moneta elettronica per i pagamenti di beni, servizi e prestazioni professionali è uno e uno solo e, di conseguenza, non è in atto alcuna retromarcia rispetto all’ambito e alle modalità della sua applicazione. Il testo in questione è stato inviato alla Banca d’Italia e al ministero delle Finanze per il necessario concerto”. E’ quanto precisa una nota del ministero dello Sviluppo economico, in riferimento al provvedimento relativo all’obbligo di pagamento tramite Pos per i professionisti.

 

I punti caratterizzanti di tale decreto sono: l’obbligo di accettare le carte di debito per i pagamenti si applica a tutte le transazioni di importo superiore ai 30 euro; fino al 30 giugno 2014, l’obbligo di accettazione di pagamenti elettronici vale solo per le attività commerciali o professionali che abbiano un fatturato relativamente all’anno precedente superiore a 200 mila euro.

 

Il testo prevede, inoltre, tempi molto rapidi per la sua completa attuazione: l’entrata in vigore si avrà infatti dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mentre entro i successivi novanta giorni potranno essere definite, attraverso un ulteriore decreto, le modalità di adeguamento per i soggetti inizialmente esclusi (ossia quelli con fatturato inferiore a 200 mila euro).

Proroga per il Piano Casa Campania

casa2 4Proroga per il Piano Casa Campania
Il Consiglio Regionale della Campania, nell’ultima seduta del 2013, ha fissato una nuova proroga di 24 mesi del Piano Casa.
Pertanto, visto che la scadenza era fissata per l’11 gennaio 2014, ci sarà invece tempo fino all’11 gennaio 2016 per presentare le istanze.

Gli interventi edilizi dovranno tener conto della sostenibilità energetica ambientale con la progettazione degli edifici in maniera sostenibile e realizzati con materiali e tecniche eco – compatibili, tali da assicurare le prestazioni energetiche previste dalla normativa nazionale e dagli indirizzi regionali.
Tali miglioramenti delle prestazioni energetiche e della compatibilità ambientale dovranno essere certificati dal direttore dei lavori. Dal punto di vista urbanistico gli edifici interessati potranno avere mutamenti d’uso solo per le parti non residenziali trasformate in residenziali.
Gli edifici dovranno essere conformi alle norme sulle costruzioni in zone sismiche, rispettare i limiti di distanze fra i fabbricati ed altezze massime consentite e le norme sulle barriere architettoniche.

Ancora 24 mesi per dare una boccata d’ossigeno al settore edilizio, fortemente in crisi, sia per le condizioni economiche generali del paese sia per l’assenza dei nuovi piani urbanistici.
Il Piano Casa della Regione Campania ammette il premio volumetrico per gli ampliamenti (20%) o per le demolizioni e ricostruzioni (35%), non solo per gli edifici residenziali, ma anche per quelli aventi differente destinazione.

La legge campana prevede che si possa presentare domanda di ampliamento o sostituzione edilizia con incremento volumetrico per edifici uni – bi familiari, di volumetria comunque non superiore ai 1.500 mc, e con non più di 3 piani fuori terra (escluso l’eventuale sottotetto), anche non ancora ultimati.

Sono esclusi invece gli edifici ricadenti in zona A del Comune (centro storico), a meno che non siano stati ristrutturati negli ultimi 50 anni e quelli ricadenti nelle zone A e B dei parchi regionali e nella zona rossa vesuviana.
Sono esclusi anche gli edifici oggetto di vincolo storico – artistico o simile, ma non quelli ricadenti in zone con vincolo paesaggistico, ma con necessità di relativa autorizzazione.
Ancora sono esclusi gli edifici costruiti abusivamente o in difformità dai titoli rilasciati, a meno che non abbiano ottenuto condono secondo le norme vigenti, e gli edifici sprovvisti di accatastamento o domanda di accatastamento.

Altre zone soggette ad esclusione sono:
– aree con vincoli a difesa delle coste marine, lacuali e fluviali;
– aree a tutela di interessi della difesa militare e della sicurezza interna;
– aree individuate a pericolosità idraulica e da frana elevata o molto elevata.

Amedeo Bavoso

 

LEGGE REGIONALE N. 2 DEL 9 GENNAIO 2014

“PROROGA DEI TERMINI INDICATI DALL’ARTICOLO 12 DELLA LEGGE REGIONALE 28 DICEMBRE 2009, N. 19 (MISURE URGENTI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA, PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO ESISTENTE, PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO E PER LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA)”

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

Ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

 

PROMULGA

 

La seguente legge:

Art. 1

(Modifiche legislative)

1. Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 5 gennaio 2011, n. 1 (Modifiche alla legge regionale 28 dicembre 2009, n. 19 – Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa – e alla legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16 – Norme sul governo del territorio) la parola: “trentasei” è sostituita dalla seguente: “sessanta”.

 

Art. 2

(Entrata in vigore)

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania. La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania. E’ fatto obbligo a chiunque spetti, di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Campania.

 

Caldoro

 

Lavori preparatori

Disegno di legge ad iniziativa dell’Assessore Ermanno Russo adottato dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 504 del 25 novembre 2013 (BURC n. 68 del 2 dicembre 2013).

Depositato in Consiglio regionale in data 3 dicembre 2013, dove ha acquisito il n. 490 del registro generale ed assegnato alla IV Commissione consiliare permanente per l’esame.

Approvato dall’Assemblea legislativa regionale nella seduta del 30 dicembre 2013.

Note

Avvertenza: il testo della legge viene pubblicato con le note redatte dall’Ufficio Legislativo del Presidente, al solo scopo di facilitarne la lettura (D.P.G.R.C. n. 15 del 20 novembre 2009 – “Regolamento di disciplina del Bollettino ufficiale della regione Campania in forma digitale”).

Note all’articolo 1.

Comma 1.

Legge Regionale 5 gennaio 2011, n. 1: “Modifiche alla legge regionale 28 dicembre 2009, n. 19 (Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa) e alla legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16 (Norme sul governo del territorio).”.

Articolo 3: “Termini”.

“1. Le istanze di cui al comma 1 dell’articolo 12 della legge regionale n. 19/2009 devono essere presentate entro il termine perentorio di trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”.

Decreto del Fare

Decreto del  Fare

alcune novità in vari settori

Il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 è stato convertito con la Legge 9 agosto 2013, n. 98.

Amedeo Bavoso

 EDILIZIA
Ricostruzioni e ristrutturazioni edilizie senza vincolo di sagoma Le ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione non dovranno più rispettare il vincolo della sagoma, ma solo quello della volumetria. Il cambio di sagoma, quindi, non sarà più considerato un intervento pesante e per la sua realizzazione sarà sufficiente la SCIA invece che il Permesso di Costruire. Con riferimento agli immobili sottoposti a vincolo, gli interventi di demolizione e ricostruzione costituiscono interventi di ristrutturazione soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente. Entro il 30 giugno 2014 i comuni dovranno individuare le aree nelle quali non è applicabile la SCIA per interventi di demolizione e ricostruzione, o per varianti a permessi di costruire, comportanti modifiche della sagoma. Nei centri storici e nelle altre aree di particolare pregio ambientale, storico, artistico, ecc. le attività sottoposte a SCIA possono essere iniziate 30 giorni dopo la presentazione della domanda.
SCIA ed edilizia libera: semplificazioni per autorizzazioni e nulla-osta Prima della presentazione della SCIA, il privato potrà richiedere allo Sportello Unico per l’Edilizia di provvedere all’acquisizione da enti terzi (entro 30 giorni) di tutte i pareri e le autorizzazioni preliminari necessarie per l’intervento edilizio, o presentare istanza di acquisizione dei medesimi atti di assenso contestualmente alla segnalazione. Lo Sportello Unico dovrà poi comunicare tempestivamente all’interessato l’avvenuta acquisizione degli atti di assenso. Se tali atti non vengono acquisiti entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, viene convocata la conferenza di servizi, come stabilito dal comma 5-bis dell’art. 20 del Testo Unico Edilizia. Nel caso di presentazione contestuale della SCIA e dell’istanza di acquisizione di tutti gli atti di assenso, il privato può dare inizio ai lavori solo dopo la comunicazione da parte dello Sportello Unico dell’avvenuta acquisizione delle autorizzazioni (o dell’esito positivo della conferenza di servizi). Le stesse disposizioni si applicano anche alla comunicazione dell’inizio dei lavori, qualora siano necessari atti di assenso, comunque denominati, per la realizzazione dell’intervento edilizio.
Certificato di agibilità parziale Anche prima del completamento dell’opera, può essere richiesta l’agibilità:per singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché collaudati e certificati gli impianti relativi alle parti comuni;

per singole unità immobiliari, a condizione che siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano certificati gli impianti e siano completate le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale.

 

Nei casi di rilascio del certificato di agibilità parziale prima della scadenza del termine entro il quale l’opera deve essere completata, lo stesso è prorogato una sola volta per tre anni.

Attestazione di agibilità In alternativa alla domanda per il rilascio del certificato di agibilità, potrà essere trasmessa allo sportello unico la dichiarazione del direttore dei lavori o di un professionista abilitato che attesta la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità corredata di a) richiesta di accatastamento, b) dichiarazione dell’impresa installatrice.
Abolizione dell’obbligo della dichiarazione del tecnico abilitato Negli interventi di edilizia libera, il tecnico abilitato che redige la relazione da allegare alla comunicazione di inizio lavori non è più obbligato a dichiarare l’assenza di rapporti di dipendenza con l’impresa e con il committente.
DURC valido per 120 giorni Per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture il Documento Unico di Regolarità Contributiva si potrà acquisire in via informatica e avrà validità di 120 giorni. In caso di lavori privati di manutenzione in edilizia realizzati senza ricorso a imprese direttamente in economia dal proprietario dell’immobile, non sussiste l’obbligo della richiesta del DURC agli istituti o agli enti abilitati al rilascio.Il documento non deve più essere richiesto per ciascuna fase della procedura di aggiudicazione e stipula, poiché se ne limita la richiesta alle fasi fondamentali del contratto. Il DURC è sempre acquisito d’ufficio dalle stazioni appaltanti utilizzando gli strumenti informatici ed è valido anche per contratti pubblici diversi da quelli per cui è stato richiesto.
Permesso di costruire: certezza dei tempi di conclusione del procedimento Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intenderà formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicheranno i principi a garanzia dell’istante stabiliti dalla legge n. 241 del 1990.
Proroga dei termini di inizio e ultimazione dei lavori Salvo diversa disciplina regionale, sono prorogati di due anni i termini di inizio e ultimazione dei lavori autorizzati con Permesso di Costruire, DIA o SCIA.
SICUREZZA
DUVRI facoltativo e attestazione della valutazione dei rischi per le attività a basso rischio In alcuni settori di attività a basso rischio infortunistico e malattie professionali – stabiliti da un decreto del Ministro del Lavoro sulla base di criteri e parametri oggettivi, desunti dagli indici infortunistici e delle malattie professionali di settore dell’INAIL – non sarà più necessario il DUVRI ma sarà invece sufficiente l’individuazione di un incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, tipiche di un preposto, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro.Dell’individuazione dell’incaricato o della sua sostituzione deve essere data immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera. Ovviamente, questa misura non si applica ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.

Non saranno obbligati a redigere il DUVRI i servizi di natura intellettuale, le mere forniture di materiali o attrezzature, i lavori o i servizi la cui durata non è superiore ai cinque uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti dal rischio di incendio di livello elevato, dallo svolgimento di attività in ambienti confinati o dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI. In questo caso per uomini-giorno si intende l’entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie all’effettuazione dei lavori, servizi o forniture considerata con riferimento all’arco temporale di un anno dall’inizio dei lavori. Inoltre, il decreto con cui verranno individuati i settori di attività a basso rischio infortunistico avrà in allegato anche un modello con il quale, fermi restando i relativi obblighi, i datori di lavoro delle aziende che operano nei settori di attività a basso rischio infortunistico potranno attestare di aver effettuato la valutazione dei rischi. Resta ferma la facoltà delle aziende di utilizzare le procedure standardizzate.

POS, PSC e Fascicolo dell’Opera semplificati per i cantieri temporanei e mobili Per i cantieri temporanei o mobili, il Ministero del Lavoro individuerà, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, modelli semplificati per la redazione del Piano Operativo di Sicurezza, Piano di Sicurezza e Coordinamento, Fascicolo dell’Opera.
Notifiche “semplificate” per la denuncia degli infortuni sul lavoro È abrogato l’obbligo per il datore di lavoro di dare, nel termine di due giorni, notizia all’autorità locale di pubblica sicurezza di ogni infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l’inabilità al lavoro per più di tre giorni. Le autorità di pubblica sicurezza, le aziende sanitarie locali, etc. acquisiranno direttamente dall’INAIL, mediante accesso telematico, i dati relativi alle denunce di infortuni sul lavoro mortali e di quelli con prognosi superiore a trenta giorni.
Tempi più rapidi per le verifiche periodiche delle attrezzature È ridotto da 60 a 45 giorni il termine entro il quale l’INAIL è tenuta ad effettuare la prima verifica. Decorso il termine, il datore di lavoro può avvalersi a propria scelta di altri soggetti pubblici o privati abilitati. Le successive verifiche sono effettuate su libera scelta del datore di lavoro dalle ASL o, se previsto, dall’ARPA o da altri soggetti abilitati.
Notifiche semplificate In caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti, i relativi lavori dovranno essere comunicati all’organo di vigilanza competente per territorio nell’ambito delle istanze, delle segnalazioni o delle attestazioni presentate allo sportello unico per le attività produttive con le modalità stabilite dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160. Sarà compito del Ministero del lavoro individuare le informazioni da trasmettere e i modelli uniformi da utilizzare. L’obbligo di tale comunicazione si applica ai luoghi di lavoro ove è prevista la presenza di più di tre lavoratori. Ulteriori semplificazioni riguardano la possibilità di comunicare diverse notifiche per via telematica, anche per mezzo degli organismi paritetici o delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro. Ad esempio la comunicazione all’organo di vigilanza relativa al superamento dei valori limite di esposizione professionale agli agenti chimici, la comunicazione del verificarsi di eventi non prevedibili o incidenti che possano comportare un’esposizione anomala dei lavoratori ad agenti cancerogeni e mutageni, la comunicazione dell’inizio di lavori che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto o il verificarsi di incidenti che possono provocare la dispersione nell’ambiente di un agente biologico pericoloso.Per l’avvio di nuove attività è previsto l’invio della notifica preliminare attraverso lo Sportello Unico (insieme all’istanza o alla segnalazione relativa all’avvio delle attività produttive), che provvederà a trasmetterla all’organo di vigilanza.
Ampliamento delle attività a cui non si applicano le misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili Le disposizioni del TUSL relative alla sicurezza nei cantieri temporanei e mobili non si applicheranno più ai piccoli lavori finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini giorno.
Semplificazione dei modelli per la redazione del Piano di Sicurezza Sostitutivo Nei contratti relativi ai lavori pubblici, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sono adottati modelli semplificati per la redazione del Piano di Sicurezza Sostitutivo (PSS).

Attestato energetico ancora confusione

Attestato energetico ancora confusione

l’ACE si trasforma in APE

Il Decreto 63/2013 trasforma l’Attestato di Certificazione Energetica ( ACE) nell’Attestato di Prestazione Energetica (Ape).  Il decreto introduce anche nuove metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, aderendo in pieno alla direttiva europea 31/2010.

L’APE dovrà essere redatto e rilasciato da tecnici esperti qualificati ed indipendenti, si dovrà certificare la prestazione energetica attraverso l’utilizzo di specifici descrittori e fornire raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica.

Purtroppo le modalità per redigere l’APE e i descrittori non sono stati però ancora definiti, il decreto rimanda infatti a successivi provvedimenti.  

Il nuovo attestato non sarà pienamente operativo fin quando il Ministero dello Sviluppo economico non avrà definito le modalità di calcolo delle prestazioni energetiche in relazione alla direttiva 31/2010 ed adeguato le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici: non sono state emanate le linee guida e le nuove metodologie di calcolo semplificate per edifici di ridotte dimensioni o caratterizzati da prestazioni energetiche di modesta qualità.

L’Ape ha una durata massima di 10 anni, ma con l’obbligo di aggiornamento in caso di interventi di ristrutturazione e di riqualificazione che modifichino la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare.

Sono previste onerose sanzioni per i proprietari degli immobili, che se non rispettano l’obbligo di redazione dell’Ape in caso di vendita, di nuova locazione o di ristrutturazioni importanti, dovranno pagare un’ammenda da 3mila a 18mila euro. Molto severe anche le sanzioni per il professionista, tenuto a pagare una somma compresa tra 700 e 4200 euro nel caso in cui l’attestato di prestazione energetica non rispetterà i criteri che saranno stabiliti dalla legge.

Nell’attesa l’APE, obbligatorio, si redigerà con i metodi e le norme dell’ACE.

Obbligo di redigere un Attestato di Prestazione Energetica:

Lavori di nuova costruzione,

Interventi importanti sull’esistente: lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, di ristrutturazione e di risanamento conservativo che insistono su oltre il 25% della superficie dell’involucro dell’intero edificio (ad esempio il rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, di tetti o l’impermeabilizzazione delle coperture),

Vendita o Nuova Locazione,

Annunci immobiliari,

Gestione di impianti termici e di climatizzazione.

Amedeo Bavoso

Convegno a Capaccio Paestum Diamo Credito all’Agricoltura

 

Convegno a Capaccio Paestum    Diamo Credito all’Agricoltura

La Confederazione Italiana Agricoltori di Salerno, ha organizzato Venerdì 11 Ottobre 2013 alle ore 16.00, presso la sala riunioni della banca BCC di Capaccio- Paestum un convegno “Diamo Credito all’Agricoltura – nuovi strumenti finanziari per le agevolazioni agricole”.

La crisi in atto sta investendo tutti i settori ed in particolare quello agricolo, che già accusava fragilità strutturali, ostacolo del suo pieno sviluppo. In questa difficile situazione, le imprese agricole per poter affrontare con successo un mercato più vasto e globalizzato, hanno esigenza di apportare ammodernamenti all’interno delle loro aziende.

Per venire incontro alle esigenze delle aziende agricole – sostiene il presidente della Cia di Salerno Antonio Orlotti– è opportuno mettere in campo azioni che favoriscano l’accesso al credito da parte degli agricoltori. Azioni queste ultime che devono favorire anche il ricambio generazionale. Il credito è una vera è propria emergenza ma più credito in agricoltura significa anche consentire al nostro settore di affrontare le sfide della Pac verso il 2020, dell’internazionalizzazione e dell’innovazione.

Nel corso della Conferenza sono state presentate una serie di opportunità per erogare più credito all’agricoltura e per permettere maggiori investimenti, con particolare riferimento ad Agri Confidi, organismo fidi della Confederazione Italiana Agricoltori, che rilascia garanzie sussidiarie facilitando l’accesso al credito bancario per le aziende agricole. Sarà una importante occasione per un momento di confronto/dibattito sul tema del credito in agricoltura.

Giorgio Venceslai, Direttore di ISMEA-SGFA, ( Società gestione fondi per l’agroalimentare) ha illustrato i nuovi strumenti creditizi volti a migliorare la gestione finanziaria dell’impresa agricola.

Al convegno, moderato dal Direttore CIA Regionale, Mario Grasso; ha portato i saluti il Presidente della BCC di Capaccio Pingaro Rosario e il Sindaco di Giungano Francesco Palumbo, seguiti dagli interventi  del Segretario Nazionale Agia,  della Responsabile di Agri Confidi- Salerno, Brigida Cuozzo.

Il Segretario Nazionale Agia, la sezione dei giovani della CIA, ha sottolineato al importanza del ruolo strategico dei giovani per l’incremento della occupazione in agricoltura e per l’apporto delle innovazioni. Ed io vorrei ampliare il concetto di giovani (fino a 35 anni) con la figura dei disoccupati/mai occupati: giovani e disoccupati/mai occupati devono avere le stesse opportunità e le stesse corsie preferenziali.

L’intervento di chiusura  del dibattito affidato al Presidente CIA Salerno, Antonio Orlotti, ha evidenziato le problematiche del settore, la necessità di ottenere più facilmente e rapidamente finanziamenti e liquidità; ha constatato le ingiuste colpe arrecate a tutta l’agricoltura della regione per pochi casi di avvelenamento delle colture e dei terreni agricoli della provincia di Caserta, auspicando una più corretta e puntuale informazione in merito;  ha sottolineato il valore aggiunto derivante dai continui e quotidiani controlli delle aziende agricole e nelle aziende agricole della Campania. Il Presidente CIA Salerno, Antonio Orlotti, ha concluso auspicando in futuro numerosi corsi, seminari per diffondere la conoscenza e la cultura nel settore agricolo della piana del Sele.

A proposito suggerisco il tema dei prossimi convegni/seminari:

  1. Bio Tecnologie – miglioramenti di produzione – riduzione dei costi di lotta ai parassiti – benefici ambientali, e alla salute;

 

  1. Bio Lab – necessità di un bio laboratorio consortile nella piana del Sele.

PS. Dopo il convegno forse è stata stipulata la convenzione BCC Capaccio Paestum / Agri Confidi. Restiamo in attesa di conferme.

Cattura

Amedeo Bavoso

Elezioni del Forum dei Giovani – Mercoledì 15 maggio

Mercoledì 15 maggio, dalle 16 alle 20, presso la sala Erica in Piazza Santini a Capaccio Scalo, si terranno le elezioni del Forum dei Giovani. I giovani dai 14 ai 29 anni che vogliono iscriversi per votare o candidarsi alle elezioni possono farlo fino al 5 maggio (data ultima per il sorteggio degli scrutatori che vogliono fare parte della commissione elettorale), presso il servizio Informagiovani (adiacente sala Erica). Sarà  possibile iscriversi, solo per votare, fino alle 15 del giorno della votazione.
Orario d’ufficio servizio Informagiovani: dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e il giovedì e venerdì pomeriggio dalle 16 alle 19.

Passaggio del Giro d’Italia a Capaccio Paestum

La terza tappa del giro rosa 2013, la più bella: Sorrento, costiera di Amalfi, golfo di Salerno, CAPACCIO PAESTUM – pineta, mare, spiagge, area archeologica, templi – Cilento.

Trepidante attesa nella cittadina dei templi per il passaggio del Giro d’Italia, previsto per lunedì 6 maggio intorno alle 14,  nell’ambito della tappa Sorrento-Marina di Ascea. I ciclisti arriveranno dalla strada litoranea, percorrendo la sp 315 e proseguiranno fino alla zona archeologica, a cui accederanno da via Tavernelle – attenzione curva stretta. Poi, entrando nelle antiche mura,  si attraversa l’area archeologica col passaggio davanti ai templi in via Magna Graecia. All’altezza dell’incrocio nei pressi della ex Cirio i ciclisti svolteranno a destra e proseguiranno per via Licinella verso Agropoli e il Cilento.

tappa 3

 

Paestum: restauarate le fontane

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