I ragazzi del Liceo contestano il decreto Gelmini

Anche a Capaccio gli studenti si sono fatti sentire per protestare contro il governo e la riforma Germini. I ragazzi del Liceo scentifico hanno organizzato un folto corteo e hanno percorso le strade più importanti di Capaccio scalo (Paestum città) contestando il decreto Gelmini. Cori, canti, proteste e sfottò, hanno evidenziato con forza il loro dissenso al decreto.

Il corteo si è recato in Piazza Santini, si sono insediati presso la Sala Erica tutti i rappresentanti degli istituti, per riunirsi in assemblea permanente.  Presente anche l’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, arch. Eugenio Guglielmotti, ha rivolto agli studenti la sua personale solidarietà e quella dell’amministrazione.


Intanto mentre sfilano i ragazzi di Capaccio Paestum e di tutt’Italia, arrivano le notizie che  il decreto legge 137 del 2008, che reca la firma del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, e’ legge. L’aula del senato ha approvato oggi 29 ottobre 2008, in via definitiva il disegno di legge di conversione. Sono stati 162 i voti favorevoli, 134 i contrari e 3 gli astenuti.

Via libera definitivo dall’aula del Senato al dl Gelmini che diventa legge. Il decreto è stato approvato dall’aula con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti.

Subito dopo il via libera del Senato al Dl Gelmini i senatori del Pd e dell’Italia dei valori sono scesi in piazza con gli studenti (a Roma), che da ieri manifestano sotto palazzo Madama, contro il provvedimento del Governo. In testa al gruppo dei senatori c’è la capogruppo del Partito democratico Anna Finocchiaro che, dopo aver letto in aula una lettera di alcuni studenti che aderiscono alla protesta, si intrattiene a parlare con alcuni di loro.

Una delegazione di tre senatori dell’Italia dei valori ha alzanto un cartello con su scritto «Passa la Gelmini: referendum», annunciando che avvieranno una raccolta di firme per un referendum contro il decreto. Intanto gli studenti alla notizia del via libera definitivo al decreto gridano «continuiamo nelle scuole e nelle università».

 

 

Approfondimenti della notizia:

Come si muove Walter Veltroni leader dell’opposizione:

 

  •  Walter Veltroni  è arrivato oggi pomeriggio in sala stampa a Montecitorio, era un molto preoccupato. Accigliato. Uno che capisce di dover prendere, e spiegare ai giornalisti, una decisione di quelle che non si prende a cuor leggero.

Il Partito Democratico, dopo aver reso pubbliche le proprie 10 proposte per l’università, ha annunciato di voler promuovere una raccolte di firme per indire un referendum abrogativo del decreto Gelmini. Una decisione forte, che spinge, di nuovo, i democratici a seguire le orme dell’Idv (che ha annunciato il ricorso al voto popolare non appena l’aula del Senato ha dato il via libera al testo Gelmini) .
Lo stesso Veltroni giustifica e spiega così la scelta: “Non siamo persone aduse a usare questo strumento facilmente, lo facciamo perché pensiamo che sia in gioco l’idea stessa del futuro del Paese, perciò ne abbiamo discusso e abbiamo deciso senza esitazione”.
Per Veltroni il decreto approvato questa mattina dal Senato “è una decisione fortemente negativa per il Paese, perché il governo ha ignorato quello che è un grande movimento civile e maggioritario del Paese”.
“Il governo” ha aggiunto il segretario del Pd “si è comportato in maniera arrogante ed ha radicalmente sbagliato il modo di governare”. Quindi parlando del movimento ha sottolineato come questo debba “rimanere pacifico e ispirato alla non violenza e alla tolleranza”.

Quindi una frase netta sui disordini di piazza Navona di questa mattina: “I disordini di oggi sono stati solo l’aggressione di una parte politica sull’altra”.
Per Veltroni il referendum non dovrà essere di proprietà del Pd: “Sarà un momento aperto a tutte le forze politiche perché è un referendum della società civile, e non di un partito”. A quando la raccolta delle firme? “Il momento della raccolta delle firme, che dovrà partire nelle prossime ore, sarà un luogo in cui aggregare in maniera civile la protesta politica. E per questo facciamo appello a tutte le forze politiche e sociali”. Veltroni in questo senso ha aperto sia all’Udc che alle forze di maggioranza, dove” ha spiegato “il malessere sta crescendo. C’è un crescente malessere nella maggioranza, chissà che anche tra loro ci non ci sia chi può convergere sulla proposta di un disegno di scuola e università diverso da quello contenuto nel decreto Gelmini”.

Chi seguirà il Pd sulla strada del referendum abrogativo che, guardando le recenti consultazioni popolari, rappresenta ormai una sfida alla partecipazione popolare per raggiungere il fatidico 50% più uno necessario che rende valido il voto? Una cosa, per ora, è certa: nella corsa alle 500 mila firme necessarie per chiedere la consultazione popolare, il Pd e tutto il movimento che protesta nelle piazze d’Italia, non potrà contare sui principali protagonisti delle contestazioni: gli studenti dei licei che, da minorenni, non potranno recarsi alle urne.

 

ULTIMA ORA

 

SCUOLA: VELTRONI ANNUNCIA REFERENDUM SU DECRETO GELMINI

 

(PD) – Roma, 29 ott – Il Partito Democratico ha deciso di raccogliere le firme per un referendum abrogativo della ‘riforma Gelmini’ della scuola.

 

Lo ha annunciato il segretario del Pd Walter Veltroni in una conferenza stampa alla Camera aggiungendo anche un appello a tutte le forze della scuola perche’ nei prossimi mesi vengano coostituiti comitati per la raccolta delle firme in ogni comune.

 

A fine novembre il Pd organizzera’ gli Stati generali della scuola e dell’universita’ per mettere a punto un progetto globale di riforma del sistema dell’istruzione per realizzare una scuola nuova all’altezza degli standard e della concorrenza europea.

 

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Roma, sette cortei e presidio di 10mila giovani davanti a Palazzo Madama

Il Pd: “Ritirate il dl Gelmini”. Schifani taglia gli interventi all’opposizione, è bagarre

Gli studenti assediano il Senato

E’ caos in Aula alla vigilia del voto

Berlusconi: “Sono sereno, la riforma è sacrosanta, basta con le menzogne”

Domattina alle 9 le dichiarazioni di voto, poi l’approvazione del decreto

 

La protesta davanti al Senato ROMA – Il Pd attacca e chiede al governo di ritirare il provvedimento ma il presidente del Senato taglia i tempi all’opposizione durante le dichiarazioni di voto sugli emendamenti e in Aula scoppia la bagarre, Schifani sospende la seduta, fuori piove ma nulla sposta i diecimila studenti che assediano l’ingresso di Palazzo Madama. Giornata di tensione quella che segna la vigilia del voto sul dl Gelmini, e a 48 ore dalla manifestazione in programma il 30 a Roma. Le città d’Italia sono tutte un corteo, una fiaccolata, un sit in di protesta. Si organizzano pullman e treni per giovedì, i sindacati annunciano che sarà “una giornata storica per la scuola italiana”. Il decreto Gelmini si avvia verso l’approvazione, domattina a partire dalle 9. Berlusconi, “sereno”, dice che “non si può mentire per sempre” e ribadisce: “La riforma è sacrosanta”. 

 

IL TAM TAM: LO SPECIALE DI REPUBBLICA.IT 

 

La giornata al Senato. La seduta si apre con la determinazione di Schifani a rispettare il calendario dei lavori e a esaurire tutti gli emendamenti. Non c’è il numero legale, scatta la prima sospensione dei lavori. Il Pd, con la capogruppo Anna Finocchiaro, chiede il ritiro del decreto. L’Idv lo segue, l’Udc è d’accordo ma non accetta una variazione del calendario. Va in scena l’ostruzionismo con una serie di interventi, tutti regimentati allo spazio di un minuto, su disparati argomenti. L’opposizione esaurisce il tempo, Schifani non consente dichiarazioni di voto su alcuni emendamenti ritenuti dai democratici “particolarmente sensibili”. E’ il caos. Sventolano i cartelli dell’Idv (“L’istruzione costa? Provate con l’ignoranza”), la stessa Finocchiaro si dice “delusa” dalla gestione Schifani. Il presidente si è già detto pronto a una seduta notturna. La tensione sale ancora, Schifani sospende la seduta e convoca la conferenza dei capigruppo. Si stabilisce di andare avanti fino alle 22 con i lavori per terminare il voto degli emendamenti. L’opposizione ottiene più tempo, il voto viene fissato a domani con dichiarazioni dalle 9 alle 10. Finocchiaro si scusa con Schifani, lui sottolinea che i diritti dell’opposizione sono “sacri”. 

 

L’assedio dei diecimila. “Né rossi né neri, solo liberi pensieri” è stato uno degli slogan scanditi dai diecimila studenti che hanno assediato l’ingresso di Palazzo Madama e che dal mattino hanno dato vita a sette cortei che hanno attraversato la città nonostante la pioggia. Con loro anche genitori, sotto il ministero dell’Istruzione, alcuni vestiti da Re Magi per portare in “dono” alla Gelmini quindicimila firme contro il decreto. Lezioni all’aperto a piazza Farnese, piazza Vittorio e Colosseo. Il rettore dell’Università di Roma Tre, Guido Fabiani, ha esortato gli studenti in assemblea a “lottare per far capire anche ai vostri colleghi che cosa vuol dire fare questa battaglia: la linea che dobbiamo portare avanti è quella del ‘no’ ai tagli all’Università perchè sono stati decisi per finanziare i tagli dell’Ici”. Momenti di tensione davanti al Senato: uno studente è stato fermato, poi rilasciato, perché aveva tentato di scavalcare le transenne. Mobilitazione bipartisan anche se continua il braccio di ferro tra l’anima di sinistra e quella di destra che si rinfacciano tentativi di strumentalizzare la protesta. 

 

Berlusconi: “Basta menzogne”. L’opposizione: “E’ lui a mentire”. Il premier si dice “sereno”, insiste: “Non si può mentire per sempre”, la riforma Gelmini “è sacrosanta perché si tratta di modifiche di semplice buonsenso”. Quel che reputa “indegno” è la strumentalizzazione dei ragazzi a uso politico: “La cosa che potrebbe indignare – osserva il presidente del Consiglio – è che si usino inconsapevoli ragazzi raccontando loro delle frottole per metterli in strada e fare massa, e utilizzarli semplicemente per fare lotta poltica”. Replica Anna Finocchiaro: queste parole sono “inaccettabili”. “Nei confronti dell’opposizione – continua la capogruppo del Pd al Senato – il premier non smette i suoi toni arroganti e offensivi. Ma quello che più infastidisce è che a mentire sulla scuola sono lui e il suo governo, perché questo decreto non ha in sé nessuno straccio di idea di riforma della scuola e dell’università ma è solo l’obbediente traduzione dei tagli imposti dalla Finanziaria di Tremonti. C’e solo l’arroganza di chi non vuole ascoltare quello che sta succedendo nel Paese”. 

(28 ottobre 2008)

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