Hera Argiva

Hera Argiva

Storia del santuario extraurbano di Hera Argiva

heraContemporaneo alla fondazione della colonia di Poseidonia, agli inizi del VI sec. a.C., è l’impianto, presso la foce del fiume Sele, di un grande santuario extraurbano dedicato a Hera Argiva (Heraion), a 9 km dalla città.

Le fonti antiche fanno risalire l’edificazione del santuario alla presenza di Giasone, capo della spedizione degli Argonauti, ai quali si attribuiva la costruzione di numerosi santuari dedicati a Hera (il suo culto ha origine ad Argo). Questi santuari solitamente erano edificati in zone di confine. L’Heraion, in questo caso, costituiva il limite settentrionale del territorio di Poseidonia, con la funzione anche di luogo d’incontro e scambio con l’esterno: in particolare, con le comunità etrusche stanziate sulla riva opposta del fiume.

Il nucleo originario dell’area sacra era costituito da un “altare di ceneri”, intorno al quale vennero poi realizzati gli edifici di culto. Sui lati meridionale e settentrionale, tra il 580 e il 550 a.C., furono costruiti due edifici porticati (stoai), destinati ad accogliere i fedeli in visita al santuario, e le favisse (fosse) per la conservazione degli ex voto.

Manca, in questa prima fase di vita del complesso sacro, un vero e proprio tempio, anche se la ricchissima decorazione architettonica costituita dal ciclo delle metope arcaiche scolpite, ritrovate in sito e conservate al Museo Nazionale di Paestum, fa supporre la presenza nell’area di uno o più edifici monumentali.

Alla fine del VI sec. a.C. (e comunque, secondo l’opinione oggi più accreditata, contemporaneamente alla nascita della città di Paestum) fu innalzato il grande Tempio suburbano di Hera (Heraion) con 8 colonne sui lati brevi e 17 sui lati lunghi, decorato da un fregio di metope scolpite raffiguranti una danza sacra. Dinanzi al tempio vennero realizzati due altari, il maggiore dei quali inglobò quello di fondazione.

In epoca lucana (V sec. a.C.) si data la costruzione del cosiddetto edificio quadrato, ubicato alle spalle degli altari e a notevole distanza dal tempio. All’interno di questa struttura è stata ritrovata l’unica statuetta in marmo di Hera, databile alla fine del V sec. a.C.: la dea siede su un trono squadrato con spalliera liscia, indossa il chitone, è avvolta in un ampio mantello (himation) e in testa porta un alto copricapo (polos); nella mano destra regge una coppa per le offerte (phiále) e nell’altra una melagrana.

Con l’arrivo dei Romani nel 273 a.C., la vita del santuario continua: ai primi decenni del III sec. a.C. si data la costruzione di un edificio di modeste dimensioni, che i primi scopritori identificarono, a torto, con un tempietto (Thesauros) di epoca arcaica, attribuendovi la serie dalle metope scolpite.

Dal II sec. d.C. il santuario è abbandonato, e gradualmente si perde il ricordo della sua ubicazione.

Le indagini archeologiche nell’area, interrotte negli anni ’60, sono riprese nel 1987 sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno, in collaborazione con le Università di Lille e di Napoli (“Federico II”).

Storia del museo narrante

Il Museo Narrante di Hera Argiva si trova di fronte all’area archeologica dell’Heraion, alla foce del Sele, a otto chilometri da Paestum, ed è stato inaugurato nel novembre 2001.

Gli spazi espositivi sono allestiti all’interno della Masseria Procuriali, sede dell’Ente di Bonifica negli anni Trenta, dove vennero provvisoriamente conservati – a partire dal 1934 – i reperti portati alla luce da Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, che, tra mille difficoltà, diressero le prime campagne di scavo. La zona rossa (così classificata nel PRG) dove è allocato il museo nei periodi invernali è spesso inondata e rimane isolata, quindi chiusa alle visite dei turisti.

Cenni bibliografici

P. Zancani Montuoro, U. Zanotti Bianco, Heraion alla foce del Sele I-II, Roma 1950-54.

P. Zancani Montuoro, Lampada arcaica dallo Heraion alla foce del Sele, in Poseidonia – Paestum, Atti e Memorie della Società Magna Grecia, 1960.

P. Zancani Montuoro, Altre metope del I thesauros, in “Atti e Memorie della Società Magna Grecia”, 1964.

P. Zancani Montuoro, Piccole cose pestane, in “Mélange de l’École Française de Rome”, LXX, 1963, pp. 24-30.

G. Tocco, J. De la Genière, G. Greco, Heraion alla foce del Sele, in “Atti del XXVII Convegno di Studi sulla Magna Grecia”, Taranto 1987, Napoli 1988, pp. 385-396.

G. Tocco, G. Greco, P. Di Fidio, Heraion di Foce Sele. Nuove prospettive di ricerca, in Monumenti di storia salernitana nell’antichità, Atti del Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, Fisciano 1988, Napoli 1989, pp. 35-90.

G. Greco, La ripresa delle indagini all’Heraion di Foce Sele, in “Atti e Memorie della Società Magna Grecia”, III s., I, 1992, pp. 247-258.

http://www.culturacampania.it/

Pubblichiamo alcune foto dell’alluvione del 05.01.2009
Il museo è stato letteralmente isolato per l’allagamento della zona, i canali di scolo acqua piovana sono letteralmente saltati e la zona è stata inondata.
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